Rivolta nel carcere di Sollicciano: un giorno dopo l'inferno
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La rivolta scoppiata nel carcere di Sollicciano, a Firenze, ha portato alla luce le condizioni di vita intollerabili dei detenuti. La protesta è stata innescata dal suicidio di un giovane detenuto di origine tunisina, che ha portato circa 80 prigionieri a insorgere, dando vita a un incendio e sventolando striscioni dalle finestre.
Le cause della rivolta
Il carcere di Sollicciano è stato descritto come "una polveriera" a causa delle condizioni di vita dei detenuti. Tra i problemi annosi della struttura ci sono infestazioni di cimici nelle celle e recentemente anche la mancanza di acqua. Questa situazione al limite ha portato a un esposto da parte di una cinquantina di detenuti.
Il suicidio che ha scatenato la protesta
Il giovane detenuto che si è tolto la vita nel carcere di Sollicciano aveva solo 20 anni. Era arrivato in Italia con un permesso di soggiorno da minorenne non accompagnato e era entrato in carcere nel 2022. L'associazione "L'altro diritto" lo aveva aiutato a presentare un reclamo giurisdizionale ex articolo 35 bis per lamentare le gravi condizioni del carcere di Sollicciano.
La conferenza stampa dopo la rivolta
Dopo il suicidio del 20enne e la rivolta dei detenuti, al carcere di Sollicciano è stata indetta una conferenza stampa. Erano presenti il presidente della Camera penale Luca Maggiora, il garante dei detenuti di Firenze Eros Cruccolini, la neo-eletta sindaca di Firenze Sara Funaro accompagnata dal deputato Federico Gianassi e il segretario regionale del Pd Emiliano Fossi.
La situazione è ora sotto controllo grazie all'intervento della polizia penitenziaria. Nonostante la gravità degli eventi, non risultano feriti nei disordini. Tuttavia, la questione delle condizioni di vita nel carcere rimane aperta e richiede un'attenzione urgente.




