Prato, maxi operazione nel carcere della Dogaia: droga e cellulari nascosti, indagati detenuti e agenti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Oltre trecento agenti, tra polizia penitenziaria, carabinieri e guardia di finanza, hanno fatto irruzione all’alba nel carcere di Prato, perquisendo più di centoventi detenuti e sequestrando telefoni, tablet e sostanze stupefacenti nascosti con metodi ingegnosi. "Il carcere di Prato – come ha scritto il procuratore Tescaroli – è luogo di apparente e massiccia illegalità", una definizione che trova conferma nei fatti emersi durante l’operazione, che ha coinvolto soprattutto i reparti di alta e media sicurezza, dove sono rinchiusi esponenti di spicco di mafia e camorra.

Tra le celle perquisite, la numero 25 ha restituito due cellulari e un tablet occultati all’interno di una televisione, mentre un router era stato inserito nel box per le telefonate, garantendo così accesso a internet. Un sistema organizzato, che secondo gli investigatori presupponeva la complicità di alcuni agenti, quattro dei quali sono ora indagati per corruzione. Altri tre, invece, dovranno rispondere di lesioni colpose e rifiuto di atti d’ufficio per non aver impedito l’aggressione con olio bollente subita da Vasile Frumazache, il killer condannato per l’omicidio delle due escort romene Denisa Maria Adas e Ana Maria Andrei.

L’episodio risale allo scorso 6 giugno, quando Frumazache è stato attaccato da altri detenuti sotto gli occhi – passivi – dei secondini, ora accusati di non aver prestato soccorso tempestivo. I tre, un 24enne di Caserta, un 40enne di Belvedere Marittimo e un 45enne di Napoli, sono finiti nel registro degli indagati insieme ai colleghi sospettati di aver favorito il traffico illecito.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.