Paragon, anche Orcel e Cattaneo tra gli imprenditori spiati
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Redazione Interno
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L'inchiesta sul sistema di sorveglianza che ha preso di mira personalità di spicco del panorama economico italiano si allarga, rivelando un perimetro d'azione sempre più esteso e inquietante. Oltre a Francesco Gaetano Caltagirone, infatti, anche l'amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel e Flavio Cattaneo, numero uno di Enel e membro del consiglio di amministrazione di Generali, sono stati intercettati attraverso Graphite, il software della società israeliana Paragon Solutions, già fornitrice dello Stato italiano. La ricostruzione, che segue le stesse modalità già segnalate in casi precedenti che hanno coinvolto giornalisti e attivisti politici, indica come sui loro smartphone siano comparsi gli alert di Apple, quelli che segnalano un tentativo di compromissione del dispositivo tramite spyware. Una dinamica, questa, che sembra ormai una costante e che delinea l'operato di un'entità capace di colpire con strumenti d'avanguardia.
Un attacco sofisticato per Cattaneo
La vicenda che riguarda Flavio Cattaneo, peraltro, presenta elementi di ulteriore complessità. L'attacco informatico ai suoi danni, secondo quanto è emerso, non sarebbe stato portato a termine con il noto Graphite ma con un altro spyware, forse ancora più sofisticato, dimostrando l'esistenza di un arsenale digitale variegato e in continua evoluzione. L'episodio, che risalirebbe ad alcuni mesi fa, ha spinto il manager a sporgere denuncia, un atto formale che segna una differenza significativa rispetto ad altri casi e che consegna alla magistratura un nuovo tassello investigativo. La sua posizione, che lo vede alla guida di un colosso energetico nazionale e in un ruolo di primo piano in una delle principali compagnie assicurative, rende la questione particolarmente delicata, sollevando interrogativi sulle finalità di un'operazione così mirata.
Il mirino sui vertici della finanza
Quello che si delinea, quindi, è un terzo cluster di obiettivi dopo quelli che avevano coinvolto gli attivisti e i giornalisti, con una caratteristica che lo distingue in modo netto. Se le intercettazioni di attivisti e giornalisti, infatti, sollevano questioni di principio pressoché immediate, nel caso di figure del calibro di Orcel e Cattaneo la situazione giuridica si fa più sfumata: Paragon, qualora autorizzata, avrebbe potuto legalmente essere utilizzata contro di loro. È questa una delle differenze sostanziali che emergono, insieme al fatto che, al momento, non risulta che per questi ultimi casi siano state presentate denunce in Procura, lasciando aperto il campo a diverse ipotesi sulle reazioni e sulle strategie difensive adottate dai diretti interessati. Qualcuno, stando ai fatti, potrebbe aver preso di mira alcuni dei più influenti attori finanziari del paese, i quali detengono, com'è ovvio, informazioni sensibilissime.
La questione degli alert e la metodologia
Il meccanismo dell'allerta, peraltro, rimane un punto fermo in questa intricata vicenda. L'arrivo della notifica di Apple sugli smartphone degli imprenditori ha rappresentato il primo, fondamentale campanello d'allarme, svelando un'intrusione che altrimenti sarebbe potuta rimanere completamente nascosta. Questa metodologia, che ormai si ripete con inquietante regolarità, indica una procedura standardizzata da parte degli aggressori, i quali, nonostante l'alta tecnologia a loro disposizione, devono fare i conti con i sistemi di sicurezza delle grandi piattaforme. Tuttavia, il fatto che le notifiche giungano a fatto ormai compiuto, o comunque in ritardo, lascia intendere la pericolosa efficacia di questi strumenti di sorveglianza, capaci di agire in una zona d'ombra prima di essere scovati.




