Gli spiati da Paragon in Europa sono molti più di 90

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ultimo rapporto del Citizen Lab di Toronto, in collaborazione con Meta, ha rivelato che il numero di persone spiate in Europa attraverso lo spyware Graphite, prodotto da Paragon Solutions, è di gran lunga superiore ai novanta casi già noti. Tra le vittime, alcune delle quali italiane, figurano attivisti, giornalisti e altre figure sensibili, ma si tratta solo di una piccola parte di un fenomeno che sembra avere dimensioni ben più ampie.

Il report, pubblicato in tempi rapidi per via della specificità del caso italiano, ha portato alla luce un modello preoccupante e ricorrente: l’uso di strumenti di sorveglianza avanzati, come Graphite, che secondo le analisi tecniche e legali condotte da Citizen Lab, possono essere impiegati esclusivamente da entità governative. “Adesso ci sono prove forensi, quindi legali, della presenza di Graphite nei nostri telefoni”, ha dichiarato l’attivista Luca Casarini, sottolineando come queste evidenze mettano fine a qualsiasi teoria complottistica, come quella che attribuiva l’origine delle indagini a un presunto “complotto di Soros”.

John Scott-Railton, ricercatore senior di Citizen Lab, ha spiegato che l’indagine su Paragon è solo all’inizio e che spetta ora ai governi fornire risposte concrete. “Abbiamo deciso di pubblicare questo rapporto il prima possibile per dare qualche risposta alle vittime italiane”, ha aggiunto, evidenziando la necessità di un’azione tempestiva e trasparente da parte delle autorità competenti.

Intanto, l’associazione Mediterranea ha denunciato di possedere prove concrete che dimostrano come i loro attivisti siano stati presi di mira dai servizi segreti attraverso l’uso di Graphite. “Consegneremo tutto alle procure di Palermo, Napoli, Bologna, Venezia e Roma”, hanno annunciato, confermando l’intenzione di portare avanti un’azione legale per far luce su quanto accaduto.

Il caso Paragon solleva interrogativi cruciali non solo sulla portata della sorveglianza illegale, ma anche sulle responsabilità degli Stati che, direttamente o indirettamente, sembrano aver consentito l’uso di tali strumenti. Le analisi tecniche condotte da Citizen Lab e Meta hanno identificato tracce di Graphite su dispositivi di individui che, per il loro ruolo o le loro attività, rappresentano un bersaglio sensibile. Questo scenario, già emerso in passato con altri spyware come Pegasus, ripropone il dilemma etico e giuridico legato all’uso di tecnologie invasive, spesso giustificato con motivazioni di sicurezza nazionale.

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