Israele avanza in Libano e parla di zona cuscinetto, Hezbollah risponde con razzi: e intanto i civili pagano il prezzo più alto
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Redazione Esteri
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La tregua, quella fragile intesa raggiunta nel novembre del 2024, è ormai soltanto un riconto sbiadito. Le ostilità tra Israele e Hezbollah sono riprese con una violenza che, a dire il vero, nei territori al confine non si era mai completamente sopita; i bombardamenti israeliani, come testimoniano alcune organizzazioni umanitarie presenti sul campo, non si erano mai davvero interrotti, e l’escalation di queste ultime ore rappresenta più un’accelerazione che un vero e proprio nuovo inizio. Le Forze di Difesa Israeliane hanno intensificato la loro offensiva, spingendo le proprie truppe “più in profondità nel Libano meridionale”, superando le postazioni che occupavano dall’ultimo conflitto, con l’obiettivo dichiarato di istituire una “zona cuscinetto” che metta al sicuro i propri cittadini sfollati del nord. Dall’altra parte della linea blu, Hezbollah ha risposto lanciando raffiche di razzi e sciami di droni verso il nord di Israele, colpendo basi militari e installazioni strategiche, in un’escalation che ha già provocato nuove vittime e ingenti danni.
Una offensiva che non risparmia i civili e le infrastrutture
I raid israeliani si sono concentrati in particolare sulla periferia sud di Beirut, roccaforte storica del partito di Dio, ma anche su decine di villaggi nel sud e nella valle della Bekaa. Il ministero della Sanità libanese ha aggiornato più volte il bilancio, parlando di decine di morti e centinaia di feriti tra la popolazione civile, colpita in quella che appare come una campagna militare su larga scala. L’esercito israeliano ha emesso ordini di evacuazione per oltre sessanta centri abitati nel sud del Libano, intimando agli abitanti di allontanarsi immediatamente dalle loro case, creando un esodo di massa che le Nazioni Unite stimano coinvolga già decine di migliaia di persone, molte delle quali hanno trovato rifugio lungo la Corniche di Beirut o in edifici pubblici trasformati in centri di accoglienza d’emergenza. La forza di peacekeeping UNIFIL, nel frattempo, ha ordinato l’evacuazione del personale non essenziale dalle proprie posizioni, un segnale inequivocabile del pericolo concreto che si corre in quella che è ormai una zona di guerra.
Le violazioni del diritto internazionale e il ruolo delle grandi potenze
In questo contesto di scontro aperto, si inseriscono le gravi accuse mosse da organizzazioni indipendenti come Human Rights Watch, che ha ricostruito le tappe più recenti del conflitto, denunciando come entrambe le parti in causa stiano ignorando sistematicamente le leggi di guerra. L’organizzazione, in un dettagliato rapporto, sottolinea come dal 7 ottobre 2023 le forze israeliane abbiano commesso numerose violazioni in territorio libanese, in un clima di totale impunità; si parla di attacchi indiscriminati che hanno preso di mira non solo presunti miliziani, ma anche giornalisti, soccorritori, ambulanze e persino strutture legate alla ricostruzione e alle forze di peacekeeping dell’ONU. Un capitolo a parte riguarda l’uso di munizioni al fosforo bianco in aree densamente popolate, una pratica che può causare orribili sofferenze ed è considerata illegale quando impiegata in contesti civili. Hezbollah, dal canto suo, non è esente da responsabilità: anche i suoi attacchi con razzi e droni, lanciati verso il nord di Israele, sono spesso condotti senza le dovute precauzioni per mettere in salvo i civili, utilizzando ordigni esplosivi in zone abitate, alimentando così una spirale di violenza in cui sono sempre i non combattenti a pagare lo scotto più alto.
La risposta di Hezbollah e la crisi interna al Libano
La risposta armata di Hezbollah, giunta dopo mesi di attacchi israeliani che lo stesso gruppo definisce come una costante violazione del cessate il fuoco, è stata giustificata come un atto di autodifesa e di solidarietà con l’Iran, dopo le recenti operazioni militari congiunte di Stati Uniti e Israele contro Teheran. Il lancio di droni e missili verso obiettivi sensibili, come la base aerea di Ramat David e il centro di controllo aereo di Meron, ha rappresentato una sfida diretta a Tel Aviv, dimostrando la capacità del gruppo di colpire in profondità. Tuttavia, questa nuova ondata di violenza ha riacceso le profonde divisioni interne al Libano, un paese già stremato da una crisi economica senza precedenti. Il presidente libanese, Joseph Aoun, ha pubblicamente condannato l’azione di Hezbollah, accusando il movimento di esporre l’intero paese a pericoli inaccettabili e di usare il Libano come piattaforma per guerre per procura che nulla hanno a che fare con gli interessi nazionali. Le autorità libanesi, in un tentativo estremo di riaffermare la sovranità statale, hanno persino dato istruzione ai servizi di sicurezza di arrestare i responsabili dei lanci di razzi, un’azione che rischia di far precipitare il paese in uno scontro fratricida oltre che in una guerra con il vicino. Mentre il sindaco di Nahariya, una cittadina israeliana al confine, sogna ad alta voce di poter presto “arrivare a Beirut in treno”, la realtà sul terreno è fatta di colonne di fumo, case distrutte e migliaia di famiglie in fuga, intrappolate in un conflitto di cui sono le prime, silenziose vittime.




