Marcia Perugia-Assisi, una folla in cammino contro i silenzi della guerra
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Redazione Interno
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“La pace è oggi sotto un drammatico attacco. A Gaza, in Cisgiordania, in Ucraina, in Sudan... dovunque guardiamo, assistiamo alle peggiori crudeltà, nell’impunità generale, mentre chi potrebbe intervenire resta in silenzio”. Con queste parole, di una durezza che riflette i tempi, Andrea Ferrari, presidente del Coordinamento nazionale enti locali per la pace e i diritti umani, ha dato il via alla nuova edizione della marcia Perugia-Assisi, che ha scelto come proprio motto “Imagine all the people”. Un riferimento colto e potente, quello alla canzone di John Lennon, che risuona come un desiderio universale in un’epoca in cui la violenza sembra aver ripreso il sopravvento, segnando una netta discontinuità con il periodo di relativa calma che i precedenti inquilini della Casa Bianca avevano faticosamente cercato di costruire. La manifestazione, come è nella sua tradizione più autentica, si è confermata un evento apartitico e apolitico, un contenitore ampio in cui far confluire, al di là di ogni bandiera, l’umanità sofferente per i conflitti in corso.
Una risposta corale dalle piazze italiane
A sfilare, lungo il percorso che unisce le due città umbre, sono state decine di migliaia di persone, una marea composita che ha trovato una delle sue voci più significative nel sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai. “Decine di migliaia di persone e tra loro oltre mille vicentini – ha osservato – dicono quanto è forte la richiesta di pace”. Una richiesta, ha sottolineato, che è “trasversale” e che si leva per chiedere la fine delle ostilità in Palestina, in Ucraina e in tutti i territori del mondo insanguinati dalla guerra. Una partecipazione massiccia, la sua, che non è rimasta isolata ma ha trovato un preciso riscontro in quella nutrita rappresentanza del comprensorio Oglio Po, partita da Casalmaggiore e da Viadana con un proprio pullman, alla quale si sono uniti esponenti di associazioni del territorio come Associazione Persona-Ambiente, Un Bambini per Amico e Noi Ambiente e Salute.
La mobilitazione che parte dai territori
Il tessuto associativo e civico, del resto, ha dimostrato ancora una volta di essere la spina dorsale dell’evento, organizzando la presenza di comitive altrettanto numerose, come quella giunta autonomamente dal piadenese, che hanno colorato la marcia con i loro striscioni e la loro determinazione. Una mobilitazione che non ha coinvolto solo i singoli cittadini ma anche le organizzazioni sindacali, le quali hanno visto in questa edizione un’occasione particolarmente significativa per ribadire le proprie posizioni. La CISL Romagna, ad esempio, ha partecipato come fa ogni anno, ma ha tenuto a specificare che mai come questa volta la sua adesione voleva “ribadire con forza il nostro impegno”, segnando una presa di posizione ancor più netta in un contesto internazionale che molti giudicano, ormai, ai limiti della sopportazione.
Le voci che si alzano dall'estero
A dare ulteriore peso internazionale alla manifestazione, oltre alla simbolica scelta del motto, è intervenuta la testimonianza diretta del sindaco di Betlemme, Maher Nicola Canawati, la cui intervista è stata fatta ascoltare ai partecipanti. La sua voce, proveniente da una terra dove il conflitto è una realtà quotidiana e lacerante, ha aggiunto un tassello di verità cruda alla giornata, ricordando a tutti che la pace, quella vera, non è un’astrazione ma una necessità urgente e concreta. Le sue parole, insieme a quelle degli altri intervenuti, hanno tracciato un quadro complesso di un mondo dove la guerra sembra moltiplicarsi, mentre le istituzioni chiamate a governare i processi diplomatici appaiono, troppo spesso, immobilizzate da calcoli politici che poco hanno a che fare con la sofferenza delle popolazioni civili.




