Marcia Perugia-Assisi, un fiume di persone per la pace e la fraternità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   “La pace è oggi sotto un drammatico attacco. A Gaza, in Cisgiordania, in Ucraina, in Sudan... dovunque guardiamo, assistiamo alle peggiori crudeltà, nell’impunità generale, mentre chi potrebbe intervenire resta in silenzio”. Con questa denuncia, che risuona come un atto d’accusa contro l’inerzia della politica internazionale, Andrea Ferrari, presidente del Coordinamento nazionale enti locali per la pace e i diritti umani, ha dato il via alla nuova edizione della Marcia Perugia-Assisi. Uno spirito, quello della manifestazione, riassunto dallo slogan “Imagine all the people”, che riecheggia l’inno alla fratellanza universale di John Lennon, scelto per un giorno che vuole essere un inno concreto alla speranza e alla solidarietà.

Un mare di partecipazione

L’edizione di quest’anno, una delle più partecipate degli ultimi tempi, ha visto sfilare un corteo composito, dove si mescolavano associazioni, movimenti e una miriade di cittadini, molti dei quali giovanissimi, uniti da un unico intento. Alla testa del lungo serpentone, che ha colorato la strada tra le due città umbre, campeggiava un grande striscione con la parola “Fraternità”, quasi un monito e un auspicio insieme. Accanto, un enorme drappo, che molti portavano anche sulle spalle, univa i colori della bandiera della pace a quelli della Palestina, in un abbraccio visivo che parlava di conflitti specifici senza perdere di vista l’anelito universale alla fine di ogni guerra.

Le istituzioni in cammino

La presenza delle istituzioni è stata significativa, a sottolineare come l’appello alla pace abbia trovato un’ampia adesione anche a livello politico e amministrativo. Tra la folla, infatti, si potevano scorgere la presidente della Regione Stefania Proietti, il presidente della Provincia di Perugia Massimiliano Presciutti e la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi. Quest’ultima, visibilmente commossa, ha definito il fiume di persone “un mare che difende l’umanità”, ringraziando quanti, svegliatisi all’alba da ogni parte d’Italia, hanno trasformato la marcia in un “grande atto di resistenza alla logica della guerra e della disumanità”.

Simboli e messaggi

Oltre alle bandiere, che raccontavano di un impegno civile mai sopito, gli studenti hanno mostrato con fierezza gli striscioni e i volantini preparati nelle scuole e nelle università, dimostrando come la sensibilità verso questi temi sia radicata nelle nuove generazioni. La marcia, nel suo insieme, è apparsa non come una semplice commemorazione ma come un gesto vivo e potente, un richiamo collettivo a non rassegnarsi di fronte all’orrore che continua a manifestarsi in diverse parti del globo, un invito a immaginare, per l’appunto, un mondo diverso.

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