Marcia della pace, un fiume umano da Perugia ad Assisi
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Redazione Interno
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Un fiume di gente, quattordici chilometri ininterrotti di partecipazione che, serpeggiando tra i colli umbri, ha riportato alla memoria la mobilitazione del 2001, quando la marcia si tenne pochi giorni dopo l’invasione dell’Afghanistan seguita all’attacco alle Torri Gemelle. Flavio Lotti, da sempre organizzatore dell’evento, non ha usato mezzi termini per descrivere la portata di una partecipazione che ha superato ogni più rosea aspettativa, sottolineando come “tutti quelli che amano la pace non possono che essere felici” di una simile adesione. Bandiere della pace, insieme a quelle palestinesi e a un grande striscione con la parola “Fraternità”, hanno colorato il corteo, dando vita a una coreografia di intenti e di speranze che si è mossa al ritmo dello slogan “Imagine all the people - Immagina tutte le persone vivere insieme in pace”.
Il campo politico e istituzionale
La marcia di quest’anno, che potrebbe essere ricordata come una delle più partecipate di sempre, ha visto la presenza di un campo largo, con esponenti politici di diversi schieramenti, assieme ai rappresentanti dei sindacati. Sul palco, tra gli altri, è intervenuta Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi occupati, la quale ha posto l’accento sulle assenze nel piano di pace per Gaza, affermando che “ci sono troppi assenti”. La sua presenza, al centro di polemiche nelle ultime settimane, non ha però offuscato il messaggio unitario dell’evento, al quale hanno preso parte anche la presidente della Regione Stefania Proietti, il presidente della Provincia di Perugia Massimiliano Presciutti e la sindaca Vittoria Ferdinandi, a testimonianza di un radicamento istituzionale che si aggiunge alla mobilitazione popolare.
La partecipazione oltre i numeri
Stimati in circa cinquantamila, i partecipanti hanno rappresentato un mosaico composito di associazioni, movimenti e singoli cittadini, molti dei quali giunti da diverse regioni d’Italia e dall’estero per unirsi a un corteo che, nel suo dispiegarsi, ha assunto i tratti di un pellegrinaggio laico. Il drappo con i colori dell’iride e della Palestina, sventolato in primo piano, ha simboleggiato un anelito condiviso verso una convivenza pacifica, mentre la folla procedeva lungo un percorso che, idealmente, unisce due città dal profondo significato simbolico. La Proietti, nel suo intervento, ha lanciato un messaggio di fiducia, dichiarando che “possiamo cambiare il mondo”, una frase che ha racchiuso lo spirito di una giornata dedicata alla nonviolenza.
Il significato di un ritorno
Il ritorno di una partecipazione così massiccia, che non si registrava da oltre due decenni, segna un momento significativo nel panorama della mobilitazione civile, riportando in primo piano un tema, quello della pace, che spesso sembra eclissato dai conflitti in corso. L’evento, che ha evitato toni polemici per concentrarsi su un messaggio di unità e fraternità, ha dimostrato la vitalità di un sentire comune che trova nella marcia il suo momento di espressione più autentico. La lunga colonna di persone, che ha impiegato ore per percorrere l’intero tracciato, ha rappresentato un’immagine potente, un richiamo visivo a un bisogno di dialogo e di riconciliazione che trascende le divisioni.




