Ai, tra tagli e ritardi: le pmi italiane restano ai box della rivoluzione tecnologica
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Redazione Economia
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L'intelligenza artificiale sta ridisegnando il panorama industriale globale, ma il tessuto produttivo italiano, composto in larga parte da piccole e medie imprese, sembra procedere a rilento.
Mentre colossi tecnologici come Block e Cloudflare annunciano tagli epocali del personale giustificati proprio dall'avvento di questi nuovi strumenti, un'analisi dell'istituto di ricerca Webidoo rivela che il tasso di "maturità" nell'adozione dell'IA da parte delle nostre pmi si ferma a un misero 8,5%, un dato che colloca l'Italia al di sotto della media europea e che testimonia un divario di competenze e di visione strategica preoccupante.
Il paradosso dei giganti del web: utili record e migliaia di esuberi
Il 2026 si sta rivelando un anno di svolta per il mondo del lavoro tecnologico, come dimostrano due casi emblematici. A febbraio, Block, la società guidata da Jack Dorsey e controllante di Square e Cash App, ha annunciato un taglio del 40% della forza lavoro, pari a oltre quattromila persone. La ragione? Esplicitamente, l'arrivo degli "strumenti di intelligenza".
Dorsey, in una lettera agli azionisti, ha spiegato che un team più snello, supportato dall'IA, può fare di più e meglio, anticipando che la maggior parte delle aziende seguirà a breve questo esempio. Una scelta radicale, motivata dalla convinzione di poter operare con il "numero minimo di persone" necessario per mantenere i servizi e la compliance.
Sulla stessa scia, a maggio, Cloudflare, azienda specializzata in sicurezza e performance del web, ha annunciato il licenziamento di 1.100 dipendenti, circa il 20% del suo organico. Il dato più eclatante è che l'azienda ha registrato ricavi record nel primo trimestre del 2026. L'amministratore delegato Matthew Prince ha dichiarato che determinati ruoli, in particolare quelli legati a funzioni di controllo e gestione, non saranno più necessari in futuro.
In entrambi i casi, le aziende hanno agito da una posizione di forza finanziaria, scegliendo di riorganizzarsi per un futuro "agente" dove l'IA è il motore. Questi episodi, sebbene lontani dal contesto italiano, lanciano un segnale chiaro su come le grandi corporation stiano interpretando la rivoluzione tecnologica.
L'Italia e il freno a mano delle competenze
A fronte di questi stravolgimenti, il barometro dell'IA italiana dipinge un quadro ben diverso, caratterizzato da cautela e diffidenza. Secondo lo Sme-Ai Maturity Index 2026 di Webidoo, le pmi italiane hanno un potenziale enorme, con un incremento di produttività stimato fino al 30%, ma che resta in gran parte inespresso. La maturità media si attesta all'8,5% e l'adozione della tecnologia è concentrata quasi esclusivamente in settori come il marketing, l'amministrazione e la ricerca e sviluppo, dove l'efficienza è più immediata.
A frenare questa corsa non è tanto la tecnologia in sé, quanto la scarsità di competenze. Il 58,6% delle aziende che ancora non utilizzano l'IA indica la mancanza di professionalità interne come il principale ostacolo, seguito dall'incertezza normativa (47,3%) e dalle difficoltà legate alla gestione dei dati. Un quadro che evidenzia come la sfida sia più culturale che tecnologica, come sottolineato da Giovanni Farese, Ceo di Webidoo, che parla di un "gap di competenze, cultura e governance" da colmare per rendere l'IA un motore di competitività reale.
Un divario strutturale e un'opportunità da cogliere
Il ritardo italiano si inserisce in un contesto europeo già di per sé complesso. La prima edizione dell'IA Progress Barometer di Accenture ha evidenziato come il Vecchio Continente stia accelerando, ma la vera sfida sia il divario tra grandi imprese e pmi. Le aziende con ricavi superiori ai 10 miliardi di dollari si stanno avvicinando ai competitor nordamericani, ma le imprese più piccole restano indietro di oltre 7 punti percentuali.
Secondo Accenture, questa "coda lunga" di imprese meno preparate è il principale rischio per la competitività futura dell'Europa.
Nonostante tutto, l'Italia mostra segnali di miglioramento, con un incremento di 2,9 punti nell'ultimo semestre, superiore alla media europea. Ma per fare il salto di qualità, è necessario intervenire su più fronti. A livello normativo, il Ministero del Lavoro ha adottato linee guida specifiche per un utilizzo responsabile dell'IA, mentre l'AI Act europeo imporrà a breve obblighi stringenti per i sistemi ad alto rischio, spingendo le aziende a una mappatura delle proprie tecnologie.
La strada è tracciata: la partita dell'innovazione si gioca sulla capacità di formare le persone e ripensare i processi, un'impresa complessa per un Paese che deve fare i conti con la propria struttura produttiva, frammentata e a forte vocazione artigianale.




