L’ombra dei dazi: le PMI italiane a rischio
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Redazione Esteri
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Le ipotesi di nuovi dazi commerciali imposti da Unione Europea e Stati Uniti sulle materie prime provenienti dalla Cina e da altri Paesi extraeuropei stanno assumendo contorni sempre più definiti, minacciando di scatenare una crisi senza precedenti per le Piccole e Medie Imprese (PMI) italiane. Già alle prese con l’instabilità geopolitica e l’inflazione, le aziende del Belpaese potrebbero trovarsi ulteriormente in difficoltà se i provvedimenti, attualmente allo studio, dovessero concretizzarsi.
Un’indagine condotta dall’Institute of Applied Economic Research (I-AER) su un campione di 591 PMI operanti in settori strategici ha rivelato un dato allarmante: il 74% delle imprese italiane dipende in modo critico dall’importazione di materie prime dalla Cina e da altri mercati asiatici. Questo legame, ormai strutturale, rende il sistema produttivo nazionale particolarmente vulnerabile a eventuali ritorsioni commerciali. Se da un lato l’Ue valuta l’introduzione di dazi per proteggere le proprie industrie, dall’altro gli Stati Uniti, con l’amministrazione Trump, sembrano pronti a inasprire ulteriormente la propria politica protezionistica.
Proprio Donald Trump, in una delle sue recenti dichiarazioni, ha annunciato l’intenzione di imporre nuovi dazi sulle auto importate «intorno al 2 aprile», aggiungendo con tono quasi provocatorio: «L’avrei fatto il primo aprile...», come a voler evitare che il provvedimento fosse scambiato per un pesce d’aprile. Una mossa che, se confermata, potrebbe innescare una serie di reazioni a catena, con ripercussioni significative sui mercati globali.
Le conseguenze per il settore automobilistico, in particolare, potrebbero essere pesanti. Secondo Federcarrozzieri, i prezzi delle auto nuove potrebbero aumentare, entro il 2025, di 2.500-3.000 euro, mentre il Codacons avverte che eventuali contro-dazi europei sugli import statunitensi rischierebbero di tradursi in una raffica di rincari per i consumatori italiani. Non solo auto, ma anche i ricambi e i componenti potrebbero subire aumenti significativi, con effetti a cascata su tutta la filiera produttiva.
Stefano Fassina, economista e presidente dell’associazione Patria e Costituzione, offre una lettura più ampia del fenomeno. Secondo lui, i dazi rappresentano il frutto amaro di un mercantilismo europeo ormai al tramonto. «Il mercantilismo, ideologia e prassi dell’Unione europea e dell’eurozona, è finito», afferma Fassina, sottolineando come questa visione economico-politica, basata sulla massimizzazione delle esportazioni come via principale alla ricchezza di una nazione, abbia mostrato i suoi limiti.
Mentre le istituzioni europee promettono una reazione «ferma» alle mosse statunitensi, le PMI italiane si trovano strette in una morsa che rischia di comprometterne la competitività. Con un sistema produttivo fortemente dipendente dalle importazioni e un contesto internazionale sempre più volatile, il rischio è che molte aziende, già in difficoltà, possano essere costrette a ridimensionarsi o, nei casi peggiori, a chiudere i battenti.




