Uno studio mette in dubbio l'espansione accelerata dell'universo

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Le certezze, si sa, non sono di questo mondo, e nemmeno di quel che ci sta oltre. La costante di Hubble, pilastro della cosmologia, non sembra affatto costante, mentre le cosiddette candele standard, le supernove di tipo Ia utilizzate per misurare le distanze cosmiche, potrebbero non essere gli indicatori impeccabili che si è sempre creduto. A gettare un'ombra ancor più fitta su questi capisaldi della nostra comprensione del cosmo è una ricerca, pubblicata sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, che arriva a una conclusione potenzialmente dirompente: l'espansione dell'universo, secondo il team di scienziati, non solo non starebbe accelerando, ma avrebbe già iniziato a rallentare da almeno un miliardo di anni.

Un'analisi che ribalta le convinzioni

Il gruppo di ricerca sudcoreano, guidato da Young-Wook Lee dell'Università Yonsei, ha condotto un'analisi approfondita che sembra ribaltare il paradigma dominante dal 1998, anno in cui l'osservazione delle supernove valse il premio Nobel per la Fisica grazie alla scoperta dell'accelerazione. Quella teoria, che poggia sul modello cosmologico standard noto come ΛCDM, postula l'esistenza di un'energia oscura la quale, agendo come una forza repulsiva, spingerebbe le galassie ad allontanarsi le une dalle altre a una velocità crescente. Lo studio coreano, invece, ipotizza un processo inverso, suggerendo che la fase di accelerazione si sia ormai conclusa e che sia subentrato un graduale rallentamento.

Il nodo cruciale delle supernove

Al centro della disputa scientifica vi è l'affidabilità stessa degli strumenti di misura. Le supernove di tipo Ia, che per la loro luminosità intrinseca permettono di calcolare distanze cosmologiche immense, potrebbero non essere tutte uguali. I ricercatori, infatti, hanno preso in considerazione l'evoluzione di questi fenomeni stellari in un arco temporale vastissimo, sostenendo che le loro proprietà fisiche possano essere cambiate nel corso dei miliardi di anni. Questa variabilità, se confermata, intaccherebbe la solidità delle osservazioni originali sulle quali è stata costruita l'intera teoria dell'espansione accelerata, poiché ciò che si è scambiato per un'accelerazione potrebbe essere, in realtà, un artefatto dovuto a una sottostima delle distanze.

Le possibili implicazioni per il modello standard

Se i risultati dello studio dovessero trovare conferme successive, le implicazioni per la cosmologia sarebbero profonde, aprendo una strada completamente nuova nella ricerca sulla vera natura dell'energia oscura. L'ipotesi di un universo la cui espansione sta rallentando, anziché accelerare, costringerebbe a rivedere non solo le previsioni sul destino ultimo del cosmo, ma anche la comprensione della sua storia e della sua composizione. Come ha dichiarato lo stesso Lee, si tratterebbe di un autentico cambiamento di paradigma, paragonabile per portata a quello innescato dalla scoperta dell'energia oscura ormai ventisette anni fa, spingendo gli scienziati a riesaminare con occhio critico i dati in loro possesso.

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