L’usato non è più un ripiego: 2,1 auto di seconda mano vendute per ogni modello nuovo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Può sembrare un paradosso, in un paese che per decenni ha associato il possesso di un’auto nuova a un simbolo di status, eppure gli italiani stanno riscrivendo le gerarchie della mobilità. Nel 2025, il mercato dell’usato ha toccato quota 27,2 miliardi di euro complessivi – un dato che, da solo, restituisce la portata di un fenomeno ormai strutturale – e al suo interno il comparto dei veicoli pesa da solo 11,1 miliardi. A certificare il sorpasso sono i numeri dell’Osservatorio Second Hand Economy 2025 di Ipsos Doxa per Subito: nell’ultimo anno sono state vendute 2,1 auto usate per ogni vettura nuova, con un incremento del 2,9% rispetto al 2024. Non siamo più di fronte a un’eccezione dettata dall’emergenza, ma a una tendenza che si è consolidata tra abitudini, calcoli e una nuova consapevolezza.

Perché l’auto usata diventa la prima scelta, e non l’extrema ratio

C’era un tempo, e non così remoto, in cui acquistare un’auto di seconda mano significava ammettere un budget limitato, una sorta di ripiego dignitoso ma comunque subordinato al sogno del nuovo. Oggi questo schema si è ribaltato. Il 68% degli italiani dichiara di partire proprio dall’usato quando deve acquistare qualcosa, e non solo per motivi economici, sebbene il caro vita giochi un ruolo tutt’altro che secondario. La varietà delle motivazioni – dalla sostenibilità ambientale, spesso evocata ma non sempre praticata, alla ricerca di modelli che il mercato del nuovo non offre più – si intreccia con una razionalità di spesa che nulla ha a che vedere con la rinuncia. Anzi, si potrebbe dire che l’usato è diventato, per molti, un investimento più intelligente: la svalutazione iniziale è già stata assorbita dal primo proprietario, e chi compra sa esattamente cosa prende, potendo contare su un’offerta molto più ampia e stratificata di quella del nuovo.

Il sorpasso silenzioso delle vendite: 2,1 a 1

Il dato, per chi segue il settore, ha il sapore di una svolta epocale. Due auto usate contro una nuova: un rapporto che non si era mai visto con questa continuità. E non parliamo di un picco stagionale, ma di una media annua che ha generato un volume d’affari in crescita del 2,9% in dodici mesi. Il comparto dei veicoli usati, con gli 11,1 miliardi di euro che muove, si conferma la colonna portante dell’intera economia della seconda mano in Italia, davanti a elettronica, abbigliamento e arredamento. Tra le curiosità che emergono dall’Osservatorio, c’è anche una crescita delle ricerche di auto elettriche usate: un segnale, questo, che la transizione ecologica, quando passa attraverso il risparmio, smette di essere un’opzione di nicchia e diventa concretamente accessibile.

Un mercato maturo, fatto di scelte consapevoli

Non c’è più, insomma, lo stigma di una volta. L’acquirente di oggi si informa, confronta, valuta la manutenzione, l’affidabilità del modello e persino la tenuta del prezzo nel tempo. E lo fa con strumenti digitali – piattaforme come Subito, in questo caso, offrono una vetrina nazionale – che hanno reso trasparente un mercato un tempo opaco. Le ragioni del successo dell’usato sono molteplici, e non sempre riconducibili al solo risparmio immediato: c’è chi cerca un’auto d’epoca, chi un fuoristrada introvabile nel listino attuale, chi semplicemente non vuole più finanziare un’industria che impone tempi di consegna lunghi e prezzi in continua ascesa. Il fenomeno ha ormai dimensioni industriali, e i 27,2 miliardi di valore complessivo dell’usato nel 2025 lo dimostrano senza bisogno di commenti.

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