Auto cinesi in Italia, il sorpasso silenzioso che vale un’auto nuova ogni otto vendute

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Fino a poco tempo fa, l’idea di acquistare un’auto nata all’ombra della Grande Muraglia – o almeno progettata lì – apparteneva più alla categoria delle curiosità da appassionati che a quella delle scelte concrete di un automobilista medio. Oggi, quella percezione, per usare un eufemismo, è stata spazzata via dai numeri. L’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri (UNRAE) ha fornito una fotografia del mercato relativa ai primi quattro mesi del 2026 che non lascia spazio a interpretazioni romantiche: nel nostro Paese, la mobilità sta cambiando pelle. Sono state immatricolate oltre 78.000 vetture di produzione cinese su un totale di 640.083, il che si traduce in una quota di mercato del 12,5%. Una percentuale che, tradotta in termini più immediati, significa concretamente che, parcheggiando in un centro commerciale, statisticamente una vettura ogni otto è di derivazione cinese, sia essa equipaggiata con un’unità a batteria o con un motore tradizionale.

La mappa dei venticinque marchi che hanno invaso le concessionarie

Non si tratta però di un fenomeno limitato a pochi colossi coi fiocchi. Facendo un giro tra le concessionarie – fisiche o digitali – il panorama che si presenta all’acquirente è molto più affollato di quanto si creda. Si contano complessivamente ben 25 marchi attivi, che includono sia i brand diretti dei colossi asiatici, sia le partnership strategiche con gruppi occidentali, sia quella zona grigia rappresentata dagli importatori italiani che personalizzano modelli di origine orientale. Tra i giganti ormai consolidati spiccano MG (che, con le sue 21.500 unità vendute nel quadrimestre, guida la classifica), BYD, Leapmotor e il duo formato da Omoda e Jaecoo. E questa lista, va detto, è destinata ad allungarsi ulteriormente entro la fine dell’anno: gruppi come Changan, Denza, GWM, Xpeng e l’affascinante brand Premium Lepas (quest’ultimo pronto a debuttare con il SUV L8) stanno già scalpitando per entrare in scena.

Citycar contro giganti: la T03 e la ZS riscrivono le graduatorie di vendita

Chi immaginava che queste auto potessero occupare solo le fasce basse del mercato dovrà ricredersi. La classifica assoluta delle vendite – storicamente dominata da modelli europei e giapponesi – ha subito una vera e propria scossa. A dominare la classifica delle “cinesi” più amate è la Leapmotor T03, una citycar elettrica che ha scalato la vetta con 14.839 immatricolazioni nello stesso arco di tempo, diventando la quarta auto più venduta in assoluto in Italia. Subito dietro, a presidiare il territorio dei SUV compatti, troviamo la MG ZS (11.767 unità) e la MG3 (6.277). La BYD, da parte sua, ha piazzato tre modelli (Seal U, Atto 2 e la sportiva Seal 6) nelle zone calde della Top 10, segno di un’offerta trasversale che spazia dall’utilitario puro alla berlina. Considerando i soli dati di aprile 2026, l’ascesa appare ancora più evidente: nei segmenti dei B-SUV (quello delle compatte per intenderci), la MG ZS ha addirittura superato le 3.700 unità nel mese, posizionandosi come seconda assoluta, e lasciando dietro di sé colossi come la Fiat Grande Panda.

Chi ha paura dell’elettrico? La risposta del Dragone al canale privati

Se c’è un terreno di gioco dove la penetrazione dei costruttori cinesi si fa davvero offensiva, questo è quello delle alimentazioni green, in particolare l’elettrico puro. Mentre i colossi europei faticano a convincere la clientela privata a causa dei costi elevati, i prodotti asiatici hanno trovato una via privilegiata. Aprile 2026 è stato un mese da incorniciare per Leapmotor, che ha registrato una crescita impressionante del +1.300% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nello specifico, nel solo mese di aprile, la T03 è stata la terza auto più venduta in assoluto nel nostro Paese (superata solo da Fiat Pandina e Jeep Avenger), ma, cosa ancora più rilevante, ha conquistato il titolo di auto elettrica più venduta in Italia. La dinamica è chiara: un’elettrica su tre venduta da noi è di questa marca, e se si guarda al solo canale dei privati (quindi senza gli acquisti delle flotte aziendali o delle società di noleggio), addirittura una su due è una Leapmotor. Un dato, questo, che spazza via ogni luogo comune sulla presunta riluttanza italiana verso la mobilità a batteria; il problema non è il mezzo, ma il prezzo e la tecnologia, una lezione che i marchi cinesi sembrano aver imparato alla perfezione.

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