Fiat 600, quel milione di auto vendute non basta: il mercato chiede altro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Sessant’anni dopo l’ultima volta, la casa torinese ha riportato in vita un nome che per generazioni ha significato motorizzazione di massa, accessibilità e quel certo modo di intendere l’automobile popolare che ha fatto la storia del nostro paese. La nuova Fiat 600, declinata nelle versioni ibride ed elettrica, doveva raccogliere un’eredità pesante e proiettarla nel futuro del segmento B-SUV, uno dei più combattuti in Europa per volumi e margini. E invece, a oltre due anni dal debutto avvenuto nel terzo trimestre del 2023, il percorso commerciale del modello racconta una storia meno trionfale di quanto le premesse lasciassero presagire. I numeri relativi alle immatricolazioni in Italia, che si attestano intorno alle 29.000 unità cumulative fino a dicembre 2025 tra tutte le motorizzazioni, descrivono un’accoglienza positiva ma non certo travolgente.

La verità, nuda e cruda, è che il mercato ha parlato chiaro fin da subito, salvo poi aggiustare il tiro quando la gamma si è completata. Il lancio iniziale, incentrato unicamente sulla versione a batteria, la 600e con i suoi 156 CV e un’autonomia dichiarata fino a 409 chilometri nel ciclo WLTP, si è rivelato quantomeno coraggioso se non addirittura fuori tempo massimo. In un paese come l’Italia, dove le colonnine di ricarica sono distribuite in modo disomogeneo e dove l’idea dell’auto elettrica fatica a decollare al di fuori di certe nicchie, proporre solo il motore a zero emissioni è stato un azzardo che ha frenato le vendite nei primi mesi. Ci sono voluti mesi, fino alla primavera del 2024, perché la Fiat aprisse gli ordini per le attese ibride, quelle che chiunque, con un minimo di realismo, avrebbe dovuto mettere in cima alla lista fin dall’inizio.

Con l’arrivo del 1.2 turbo tre cilindri abbinato al sistema mild-hybrid a 48 Volt, disponibile nelle varianti da 100 CV oppure da 145 CV, la musica è cambiata. La risposta del pubblico è arrivata puntuale, con le vendite che hanno cominciato a crescere in modo significativo nella seconda metà del 2024. A testimoniarlo sono i dati dei primi quattro mesi del 2025, che hanno visto immatricolare in Italia circa 9.000 esemplari della versione ibrida contro appena 313 della sorella elettrica. Un divario abissale, che conferma come la stragrande maggioranza degli automobilisti cerchi nel nome 600 un’auto pratica, economica da gestire e libera dalle ansie legate all’autonomia e alla ricarica, più che un manifesto ecologico su ruote. Del resto, poter muoversi in modalità completamente elettrica a basse velocità, fino a 30 km/h per qualche centinaio di metri, nel traffico cittadino rappresenta un compromesso gradito, ma non certo la ragione principale dell’acquisto.

Il prezzo e quel posizionamento che stride con la tradizione

Il vero nodo, quello che forse più di ogni altro tiene la Fiat 600 lontana dai numeri dei suoi antenati, è però il prezzo. La versione ibrida d’accesso parte da circa 26.000 euro, ma basta scegliere un allestimento più ricco come la recente “Sport Edizione Milano Cortina 2026” – con la sua livrea Verde Mediterraneo, i cerchi da 18 pollici e l’abitacolo total black – per superare agevolmente i 30.000 euro di listino. Certo, le promozioni con rottamazione e finanziamento riescono a portare l’esemplare da 145 CV a cifre più abbordabili, attorno ai 25.900 euro, ma la percezione iniziale resta quella di un’auto posizionata qualche gradino più in alto rispetto alla tradizione popolare del marchio.

C’è poi il capitolo della concorrenza interna al gruppo Stellantis, che non aiuta a semplificare le idee al cliente. Quando modelli tecnicamente affini condividono piattaforme e motorizzazioni, come accade ad esempio con altri B-SUV del conglomerato, la differenza si gioca su dettagli stilistici e sull’immagine del marchio. In questo affollato mercato, trovare una chiara ragione per preferire la 600 a un’alternativa meccanicamente identica ma magari dal carattere più spigoloso o più familiare diventa un esercizio complicato, che non sempre si traduce in un ordine in concessionaria.

E allora viene da chiedersi se il problema non sia anche un altro, più sottile ma altrettanto determinante. Il nome “600” non è una sigla qualunque, è un simbolo della motorizzazione italiana che evoca ricordi di un’auto semplice, economica e alla portata di tutti. Quella 600 lì, con le sue forme tondeggianti e la sua anima ibrida o elettrica, è un oggetto moderno, ben costruito, persino piacevole da guidare con il suo cambio automatico a doppia frizione e la guida fluida, ma forse ha tradito le aspettative di chi cercava un’icona accessibile e se l’è trovata davanti con un prezzo da segmento superiore. Le aspettative, evidentemente, erano altre.

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