Sinodo della Cei si chiude senza documento finale: testo giudicato "inadeguato", slitta tutto a ottobre

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   I lavori del secondo Sinodo della Conferenza Episcopale Italiana si sono conclusi senza l’approvazione del documento finale, dopo giorni di confronti accesi e centinaia di emendamenti presentati dai 28 gruppi di lavoro. La riunione, che ha coinvolto oltre mille partecipanti tra vescovi, delegati diocesani e invitati, ha evidenziato divergenze profonde, in particolare sulle questioni relative alle persone Lgbtqi+, al ruolo delle donne e alla dottrina, tanto da spingere l’assemblea a rinviare il voto sulle "Proposizioni" al 25 ottobre.

«Le moltissime proposte di emendamento avanzate richiedono un ripensamento globale del testo, non solo ritocchi marginali», ha spiegato monsignor Erio Castellucci, presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale, chiudendo i lavori in Aula Paolo VI. Pur riconoscendo l’impegno dei gruppi, che hanno riletto il documento con attenzione, ha ammesso che il testo «non si presenta ancora maturo», lasciando trasparire un clima di insoddisfazione diffusa.

La frattura tra la base dell’assemblea e la dirigenza è emersa in modo netto, senza spazio per mediazioni immediate. Il rifiuto del documento, definito da alcuni "inadeguato", ha trasformato quello che doveva essere un momento di sintesi in un’occasione di stallo, costringendo a un rinvio che posticipa ogni decisione a ottobre. Non è mancato, durante i dibattiti, un riferimento diretto a Papa Francesco, con alcuni vescovi che hanno sottolineato come «la Chiesa non sia un Parlamento», ribadendo una visione più tradizionale del processo sinodale.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.