Venezuela, Delcy Rodríguez guida il paese dopo la cattura di Maduro. Il dilemma sulla sua doppia linea tra chavismo e aperture a Trump.

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La designazione di Delcy Rodríguez alla presidenza ad interim del Venezuela, decisa dal Tribunale supremo di giustizia per garantire la continuità amministrativa dopo l'operazione militare statunitense che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e Cilia Flores, solleva interrogativi stringenti sulla sua reale posizione. La Rodríguez, figura di spicco del chavismo da vent'anni e già vicepresidente esecutiva oltre che ministro di Finanze e Petrolio, ha infatti inaugurato il suo mandato con un discorso di fuoco contro Washington, definendo l'azione un'"illegittima aggressione militare" e giurando, non senza rammarico, di difendere la sovranità nazionale dal ritorno a un passato coloniale. Le sue parole, che chiedevano l'immediata liberazione di Maduro e denunciavano la violazione della sovranità, risuonano però in un contesto di totale incertezza, con i militari che pattugliano le strade di Caracas e l'Assemblea nazionale, considerata illegittima dall'opposizione, che si riunisce sotto lo sguardo dei ritratti di Bolívar e Chávez.

Il giuramento nel salone Bolívar e le parole del figlio di Maduro

Nella solennità del Salon Bolívar a palazzo Miraflores, a due giorni dall'azione militare che ha azzerato decenni di relazioni, il gabinetto di governo si è riunito senza il suo líder máximo. Dall'alto, i ritratti di Simón Bolívar, di Hugo Chávez e dello stesso Maduro osservavano la nuova presidente ad interim, fedelissima militante chavista, mentre prestava giuramento. In quello stesso frangente, Nicolás Ernesto Maduro Guerra, il figlio di Maduro soprannominato "Nicolasito", ha tentato di ritagliarsi un ruolo, affermando con enfasi che "la patria è in buone mani, padre" e sottolineando come, nonostante la cattura dei genitori, non fosse stata rapita "la coscienza di un popolo che ha deciso di essere libero". Una scenografia di potere che cerca di mascherare il vuoto improvviso lasciato dall'arresto del presidente.

La costituzione e il delicato equilibrio del potere ad interim

La base giuridica della successione, fondata sugli articoli 233 e 234 della Costituzione venezuelana, garantisce formalmente la difesa globale della nazione. Tuttavia, la transizione avviene in un clima di timori e sospetti diffusi, alimentati dalla rapidità degli eventi e dalla percezione di una doppia faccia nella leadership di Rodríguez. Da un lato, la sua lunga carriera al fianco di Maduro e la retorica anti-imperialista; dall'altro, segnali più recenti che paiono aprire a un dialogo con l'amministrazione di Donald Trump, arrivando ad asserire che il Venezuela è pronto a "lavorare insieme" agli Stati Uniti. Questo paradosso, tra condanna dell'aggressione e disponibilità alla collaborazione, definisce il nucleo della questione politica attuale, lasciando molte domande senza una risposta univoca.

La sfida tra continuità chavista e necessità di dialogo

La situazione crea un delicato equilibrio, dove la retorica della resistenza si intreccia con le pragmatiche esigenze di gestione di una crisi senza precedenti. La Rodríguez, chiamando all'unità i "popoli della grande patria" e avvertendo che quanto accaduto al Venezuela potrebbe accadere a chiunque, sembra voler consolidare il fronte interno mentre esplora possibili canali di comunicazione con Washington. La sua leadership, nata da un atto di forza esterno, si misura dunque con una duplice eredità: garantire la continuità amministrativa dello Stato chavista, come richiesto dalla Corte suprema, e navigare le acque inesplorate di un rapporto con una superpotenza il cui presidente ha appena autorizzato un'operazione militare sul suolo venezuelano. Le strade pattugliate dai militari sono il simbolo più evidente di un'incertezza che permea ogni livello della società, mentre il paese attende di scoprire quale delle due facce prevarrà.

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