Delcy Rodriguez, tra giuramento e stato di eccezione, guida un Venezuela sotto choc
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Redazione Esteri
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La designazione di Delcy Rodriguez alla presidenza ad interim del Venezuela, decisa dal Tribunale supremo di giustizia per "garantire la continuità amministrativa", si è consumata in un clima di profonda lacerazione nazionale e di accusa diretta verso Washington. Rodriguez, avvocato del lavoro cinquantaseienne da sempre legata a doppio filo con le stanze del potere chavista e, non secondariamente, con una parte del settore privato, ha prestato giuramento nel Salon Bolívar di Palazzo Miraflores, sotto gli sguardi dei ritratti di Simón Bolívar, Hugo Chávez e dell’assente Nicolás Maduro. Una cerimonia, quella del 5 gennaio, durante la quale ha definito l’azione militare statunitense del 3 gennaio un’"illegittima aggressione militare", azzeratrice di decenni di pace, e ha ribadito con forza la condizione di ostaggi del presidente Maduro e di sua moglie, detenuti a New York.
Il decreto che sancisce l'eccezionalità
Subito dopo il giuramento, officiato davanti al fratello Jorge, a capo dell’assemblea legislativa, la Rodriguez ha promulgato un decreto che istituisce lo stato di eccezione su tutto il territorio nazionale, atto che formalizza una situazione di emergenza di fatto già esplosa con l’incursione armata. L’enunciazione di principi come la ferma volontà di non tornare a essere "colonia di nessun impero" si è quindi tradotta, nell’immediato, in una misura di carattere straordinario che sospende una serie di garanzie costituzionali, mentre nel paese monta la tensione tra proteste popolari e un’incertezza generalizzata sul futuro prossimo.
Le due linee di un discorso ambiguo
Proprio in quell’occasione, però, la nuova presidente ad interim ha lanciato anche un messaggio di apertura, dichiarandosi pronta a lavorare insieme agli Stati Uniti, ora guidati da Donald Trump. Una dichiarazione che, accostata alle durissime parole di condanna per l’aggressione e per il sequestro del leader, finisce per alimentare le domande sulla sua reale posizione e sugli obiettivi del governo provvisorio. Molti si chiedono, non a torto, quale sia la vera Delcy Rodriguez: se quella che da anni incarna la linea dura e sovranista del chavismo o una figura più pragmatica, disposta al dialogo con una potenza da lei stessa definita aggressore.
Un paese nel vuoto tra proteste e incognite
La situazione sul campo resta estremamente fluida e tesa. L’attacco militare ha creato uno shock dalle conseguenze ancora non totalmente misurabili, lasciando il paese in un vuoto di potere pericoloso, colmato solo in parte dalla designazione di Rodriguez. La sua leadership, che definisce "dolorosa e onorifica", si trova a dover gestire non solo la crisi istituzionale e la difesa della sovranità nazionale denunciata come violata, ma anche il malcontento interno che si manifesta in piazza, in un contesto dove la cronaca nera, con i suoi episodi di violenza spesso collegati a fratture politiche, rappresenta un sottofondo costante e inquietante di cui le inchieste giudiziarie cercano faticosamente di dipanare le responsabilità.




