Venezuela, Delcy Rodríguez allontana il capo della sicurezza dopo la cattura di Maduro
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Redazione Esteri
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Con un provvedimento rapido e deciso, uno dei primi dall’insediamento, la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha sollevato dall’incarico il comandante della Guardia d’onore presidenziale, Javier Marcano Tábata, attribuendogli la responsabilità diretta della fallita protezione di Nicolás Maduro durante l’operazione statunitense del 3 gennaio. Al vertice dell’organismo di sicurezza, che non ha ostacolato il blitz culminato con la cattura e l’estradizione del leader chavista, è stato chiamato il generale Gustavo Gonzáles López, il quale assume anche la guida del servizio di intelligence nazionale, in una fusione di ruoli che segna una nuova configurazione del potere.
Una leadership che marca la propria autonomia
Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump esprime pubblicamente fiducia nella collaborazione “piena, completa e totale” di Caracas, le dichiarazioni di Rodríguez, pronunciate in occasione dell’inaugurazione dello Stato maggiore agroalimentare, comunale e industriale, sembrano tracciare un percorso differente. «Governiamo insieme al popolo: è il governo venezuelano e nessun altro a guidare il nostro paese, non ci sono agenti stranieri», ha affermato, aggiungendo, in un tono che molti interpretano come una risposta alle pressioni esterne, che il suo destino è nelle mani di Dio e non di potenze straniere. Questa presa di posizione, che delimita i confini della sovranità nazionale, arriva nonostante un precedente storico di contatti: fu proprio Rodríguez, nel 2017, a orchestrare una donazione di petrolio del valore di cinquecentomila dollari a società legate a Trump, un gesto che allora attirò l’attenzione del futuro presidente.
Il retroscena di un rapporto complesso
Quell’episodio, risalente al periodo in cui Rodríguez era ministra degli Esteri, dimostrava una precoce percezione del cambiamento geopolitico in atto e una volontà di agire al di fuori dei canali diplomatici convenzionali. Quell’approccio, che allora mirava a stabilire una comunicazione con l’allora presidente entrante, oggi sembra essersi trasformato in una più cauta affermazione di indipendenza operativa. La nomina di Gonzáles López, figura legata alle strutture di sicurezza tradizionali, sembra rispondere a un’esigenza interna di riaffermare il controllo e di avviare, probabilmente, una fase di riassestamento all’interno degli apparati, dopo l’evento traumatico della cattura del predecessore.
Il paese nel clima di una transizione incerta
Le conseguenze di questi rivolgimenti si avvertono nella vita quotidiana, dove l’insicurezza e la precauzione dominano la scena. L’Università Centrale del Venezuela, per esempio, ha rinviato le lezioni senza una data di ripresa, ufficialmente per garantire l’integrità fisica di studenti e docici, in un ateneo che è stato spesso teatro di duri scontri durante le proteste degli anni passati. Nelle strade, la presenza di gruppi paramilitari e l’inflazione galoppante contribuiscono a creare un’atmosfera di attesa sospesa, mentre la popolazione cerca di decifrare gli sviluppi di un potere in trasformazione, senza poter prevedere quale direzione prenderà la nuova fase politica aperta dagli eventi di gennaio.




