Venezuela, Delcy Rodriguez presidente ad interim tra le ombre di una crisi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La designazione di Delcy Rodríguez alla presidenza ad interim del Venezuela, decisa dal Tribunale supremo di giustizia per garantire quella che è stata definita “la continuità amministrativa”, si staglia contro un orizzonte di tensioni profonde e domande irrisolte. La figura della Rodríguez, che ha prestato giuramento il 5 gennaio nel Salon Bolívar di Palazzo Miraflores, sembra incarnare, a ben guardare, una duplicità di ruoli non facile da decifrare. Da un lato, si è eretta a paladina intransigente del chavismo, denunciando con parole di fuoco quello che ha chiamato il “sequestro” di Nicolás Maduro e di sua moglie, tenuti – a suo dire – in ostaggio a New York, e condannando senza mezzi termini l’“illegittima aggressione militare” statunitense del 3 gennaio, vista come una violazione inaudita della sovranità nazionale. Dall’altro, ha lasciato trapelare, quasi in controluce, una disponibilità al dialogo con la stessa amministrazione di Donald Trump, affermando di essere pronta a “lavorare insieme”, in una frase che ha sorpreso molti osservatori e che getta un’ombra di incertezza sulla reale direzione che intende prendere.

Lo stato di eccezione e l'incertezza nelle strade

Uno dei primi atti della nuova presidente ad interim è stato, non a caso, la promulgazione di un decreto che sancisce lo stato di eccezione su tutto il territorio nazionale, misura estrema che riflette la gravità percepita della situazione. Le strade, intanto, sono presidiate da militari che pattugliano i quartieri, in un clima dove, come riportato da più parti, “l’incertezza è totale”. Le proteste, che pure non sono mancate, si svolgono in uno scenario di forte controllo, mentre l’Assemblea nazionale, a maggioranza chavista e considerata illegittima dall’opposizione, ha avviato i suoi lavori con un intervento simbolico di Nicolás Ernesto Maduro Guerra, il figlio del presidente detenuto, il quale ha cercato di rassicurare i sostenitori sostenendo che “la patria è in buone mani”.

Le ombre della cronaca nera e le inchieste in corso

Sullo sfondo di questa crisi istituzionale senza precedenti, pesano anche vicende di cronaca nera che rimandano a un contesto di illegalità diffusa, su cui le autorità giudiziarie sono chiamate a fare luce. Senza scendere in dettagli espliciti, che rischierebbero di essere irrispettosi verso le vittime, è noto che inchieste sono in corso per fare chiarezza su episodi gravi che hanno scosso il paese in momenti diversi, investigazioni il cui esito potrebbe avere ripercussioni sul già fragile quadro politico e sociale.

Una leadership tra due fuochi

La posizione di Delcy Rodríguez appare dunque come un delicato equilibrio tra due narrative contrapposte: quella della resistenza nazionale a un presidio imperiale, che lei stessa ha evocato promettendo che il Venezuela non tornerà mai “a essere la colonia di nessun impero”, e quella di una possibile, quanto ambigua, apertura negoziale con Washington. La sua fedeltà al progetto chavista è indubbia e lungamente dimostrata, ma le sue dichiarazioni recenti lasciano intendere una pragmatizzazione forzata dalla circostanze eccezionali. Resta da vedere come questo dualismo si concilierà con la gestione concreta dell’emergenza e con le aspettative di una popolazione stremata, alla quale oggi vengono mostrate principalmente le due facce di una medaglia il cui peso storico è tutto da valutare.

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