Lombardia, Sardegna ed Emilia-Romagna bloccano i lavori all’aperto nell’ora più calda: le ordinanze anti-afa
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Redazione Interno
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Mentre l’Italia arde sotto un sole implacabile, tre regioni hanno deciso di intervenire per proteggere chi, nonostante il termometro schizzato oltre i 35 gradi, è costretto a lavorare all’aperto. La Lombardia, seguendo l’esempio di Sardegna ed Emilia-Romagna, ha firmato un’ordinanza che vieta qualsiasi attività lavorativa in esterni tra le 12.30 e le 16, a partire dalle 00.01 di mercoledì 2 luglio. La misura, che resterà in vigore fino al 15 settembre, riguarda soprattutto i settori più esposti: edilizia, agricoltura, florovivaismo e logistica.
Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, ha giustificato il provvedimento con la necessità di «tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori», sottolineando come l’obbligo di sospensione sarà attivo solo nei giorni in cui le previsioni di Worklimate – la piattaforma regionale che monitora il rischio climatico – segnaleranno condizioni critiche. Non si tratta di una novità assoluta: già l’anno scorso diverse amministrazioni avevano adottato misure simili, ma l’estensione temporale fino a metà settembre riflette un’estate che, almeno nelle proiezioni, si annuncia più lunga e torrida del solito.
In Sardegna, dove il caldo ha raggiunto picchi record, l’intervento della presidente Alessandra Todde è stato ancora più immediato. L’ordinanza sarda, infatti, non prevede eccezioni: stop secco ai cantieri e alle attività agricole nelle ore centrali della giornata, senza attendere ulteriori allerte. Una scelta dettata dall’emergenza, considerato che l’isola, già flagellata dalla siccità, sta registrando temperature ben al di sopra delle medie stagionali.
Stesso discorso per l’Emilia-Romagna, dove il divieto scatterà nello stesso arco orario ma con una differenza significativa rispetto al 2024: la chiusura non si fermerà a fine agosto, ma proseguirà per altre due settimane. Un adeguamento reso necessario dall’inasprirsi delle condizioni climatiche, che hanno già avuto conseguenze drammatiche: pochi giorni fa, a Parma, un operaio edile di 54 anni è morto dopo essere collassato sotto il sole. Un episodio che ha riacceso il dibattito sulla necessità di norme più stringenti, sebbene l’ordinanza regionale – come ha precisato la giunta – fosse già in fase di approvazione prima del tragico evento.
Intanto, nelle Marche, Macerata e altri centri sono stati inseriti nella lista rossa della Protezione civile per mercoledì, con temperature che sfioreranno i 33 gradi e un’umidità tale da rendere l’aria quasi irrespirabile. Sebbene i valori non siano i più alti mai registrati, è la persistenza del caldo a preoccupare: da oltre una settimana, infatti, il termometro non scende sotto livelli considerati a rischio per chi svolge mansioni fisiche sotto il sole.




