Welcome to Derry chiude la prima stagione tra oscuri riferimenti kinghiani e un futuro per "It"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La prima stagione di "It: Welcome to Derry", il prequel che indaga le origini del male a Derry prima degli eventi narrati nei film, ha chiuso i battenti con l’episodio finale "Winter Fire / Fuoco d’Inverno", trasmesso il 26 ottobre 2025, il quale, se da un lato offre una conclusione di impatto e carica di significati, dall’altro non riesce a mascherare del tutto le discontinuità che hanno caratterizzato il percorso narrativo dei capitoli centrali. La serie, disponibile in streaming, concentra il suo arco temporale nel 1962, tessendo una trama fitta di rimandi all’universo letterario di Stephen King, che vanno al di là della semplice citazione per diventare parte integrante della mitologia della cittadina del Maine. Nell’ultima puntata, la figura di Pennywise, nuovamente interpretata da Bill Skarsgård, prosegue la sua caccia spietata ai bambini, agendo in una sorta di trionfale sicurezza dopo essere sfuggito a precedenti tentativi di contenimento, un elemento che sposta l’attenzione dalla minaccia pura alla sua percezione di sé come entità ormai invincibile.
Un finale che riaccende l'interesse
Proprio il capitolo conclusivo, denso di atmosfera e di sviluppi cruciali per la lore del mostro clown, dimostra come la regola non scritta della narrazione – quella che premia un inizio e una fine forti, relegando nel dimenticatoio eventuali mediocrità intermedie – trovi qui una piena applicazione. Le furbizie narrative adottate, infatti, concentrando nel finale rivelazioni e connessioni con l’opera originale, riescono a dare un senso di compiutezza al ciclo, sollevando al contempo nuovi interrogativi sul passato di Pennywise e sulle dinamiche che permettono al male di radicarsi in un luogo. Il tutto è condito con una regia che non indulge in eccessivi virtuosismi, ma che punta a costruire una claustrofobia crescente, intrecciando le sorti dei personaggi con il destino della città stessa, la quale sembra respirare e complottare assieme all’antagonista.
Oltre la serie: il futuro del franchise
Le implicazioni del finale, però, vanno ben oltre i confini della serie televisiva, aprendo scenari inattesi per il grande schermo. Barbara Muschietti, showrunner della serie insieme al fratello, ha infatti dichiarato che la possibilità di un "It: Capitolo 3" cinematografico non è più una mera speculazione da fan, ma un’ipotesi concreta sul tavolo dei creatori, un segnale che l’universo cinematografico ispirato al romanzo di King potrebbe non aver esaurito la sua spinta narrativa. Questa apertura, che arriva a ridosso del termine della stagione prequel, suggerisce una volontà di espansione organica del mondo di Derry, dove televisione e cinema potrebbero dialogare in futuro, alimentandosi a vicenda di storia e terrore, senza che l’uno sia un semplice derivato dell’altro.
Tra cronaca nera e orrore soprannaturale
La serie, del resto, non si è limitata a sfruttare la mitologia horror, ma ha spesso fatto intravedere, tra le pieghe della finzione, il riflesso di una certa cronaca nera, seppur trattata con il necessario rispetto e senza scadere in dettagli espliciti. Le sparizioni e le tragedie che costellano Derry, infatti, vengono presentate come casi irrisolti o indagini che si arenano in circostanze misteriose, in un quadro giudiziario e sociale che appare costantemente inceppato, se non complice, di fronte all’avanzare del male. Questo approccio, che mischia il folklore horror con una cupa verosimiglianza, costituisce uno degli elementi di maggior forza della produzione, permettendo di radicare la paura soprannaturale in un humus di negligenza e omertà che risulta, forse, ancor più spaventoso.




