It: Benvenuti a Derry, il finale di stagione apre a nuovi orizzonti dell'orrore

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La prima stagione di "It: Benvenuti a Derry" si è conclusa, su Sky e NOW, lasciando un solco profondo nella narrativa legata alla cittadina del Maine, poiché l’epilogo ha non solo chiuso un ciclo ma ne ha dischiuso altri, muovendosi con audacia tra prequel e promesse future. La serie, che fin dalle sue sequenze iniziali ha scelto di non percorrere strade scontate, ha mantenuto questa vocazione fino all’ultimo fotogramma, ambientato nel 1962, un periodo cruciale per la genesi del terrore che poi esploderà nei film successivi. Quello che colpisce, in particolare, è la radicalità con cui il finale dell’episodio pilota aveva già impostato il tono, eliminando gran parte dei personaggi principali, molti dei quali bambini, in una scelta narrativa che ha sottolineato la natura spietata e imprevedibile della minaccia rappresentata da Pennywise.

Un equilibrio precario tra salvezza e abbandono

Le ultime scene della stagione hanno mostrato come le vite dei sopravvissuti si siano divise, seguendo percorsi opposti dettati dalla speranza o dalla rassegnazione. Mentre Charlotte e Leroy, infatti, hanno deciso di rimanere a Derry, convincendosi grazie all’intervento di Rose ad accettare il fardello di proteggere la città dagli attacchi futuri del clown, altri hanno voltato le spalle a quel passato oscuro. Ronnie e Hank, ad esempio, hanno scelto di andarsene per ricominciare altrove, una decisione che sottolinea come, per alcuni, l’unica difesa contro il male sia la fuga geografica; Will, legato sentimentalmente a Ronnie, ha promesso di mantenere un legame attraverso la scrittura, un filo tenue ma significativo in un contesto dominato dalla disgregazione. La serie, attraverso queste dinamiche, ha esplorato le diverse reazioni umane di fronte a un trauma collettivo e soprannaturale, senza cedimenti al sentimentalismo e concentrandosi sulla gravità delle scelte compiute.

Collegamenti e camei che tessono la trama dell'universo King

L’episodio conclusivo, però, non si è limitato a chiudere gli archi narrativi della stagione, ma ha sapientemente gettato semi per sviluppi futuri e ha rafforzato i legami con il più ampio universo cinematografico e letterario di Stephen King. La rivelazione più significativa in questo senso riguarda il personaggio di Dick Hallorann, interpretato da Chris Chalk, la cui sopravvivenza nel finale non è un caso isolato. Gli autori, come ha spiegato il co-showrunner Jason Fuchs, hanno infatti concepito questo esito pensando esplicitamente al futuro che attende il personaggio, destinato a diventare il celebre cuoco psichico del film "Shining". Questo passaggio non è un semplice cameo per appassionati, bensì un tassello narrativo che collega due storie fondamentali dell’orrore, suggerendo come le vicende di Derry e gli echi del loro male possano riverberarsi in luoghi e tempi distanti, preparando il terreno per esplorazioni ulteriori.

Il ritorno annunciato e le fondamenta per il futuro

Le sequenze finali, che mostrano un balzo temporale al 1988, confermano esplicitamente ciò che le antiche profezie nella serie avevano già anticipato: il male tornerà a Derry. Questo salto nel futuro, epoca in cui sono ambientati i film con il Club dei Perdenti, non solo funge da ponte cronologico perfetto tra la serie prequel e le pellicole già note, ma stabilisce con chiarezza che la storia narrata in "Benvenuti a Derry" è soltanto un capitolo, seppur fondativo, di un ciclo più ampio. La serie, quindi, pur offrendo una conclusione organica alla sua parentesi del 1962, opera una manovra doppia: da un lato svela le origini e le dinamiche di un conflitto che si protrae per decenni, dall’altro dispiega una mappa di possibili sentieri, come quello legato a Hallorann, che potrebbero condurre verso nuovi racconti dell’incubo, sempre radicati nella medesima mitologia.

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