Il caso Tramacere verso l'archiviazione, la criminologa: "Paghi i costi delle ricerche"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'inchiesta sulla scomparsa di Tatiana Tramacere, la ventisettenne del Leccese data per dispersa per undici giorni prima di essere ritrovata incolume nella mansarda di un conoscente, si avvia verso l'archiviazione, secondo quanto emergerebbe dagli atti della Procura. Gli investigatori, i quali hanno potuto ricostruire la dinamica di quei giorni, sono infatti orientati a escludere la sussistenza di qualsiasi ipotesi di reato, poiché la giovane si sarebbe allontanata dalla sua abitazione in maniera del tutto volontaria, organizzando da sola l'intera vicenda. La tramacere, stando agli elementi raccolti, avrebbe chiesto aiuto a Dragos Ioan Gheormescu, un trentenne di origini rumene che abita a pochi passi dalla casa dei genitori di lei, il quale l'avrebbe poi ospitata per l'intero periodo della sua latitanza, durata dal 24 novembre alla sera del 4 dicembre, senza che nulla trapelasse all'esterno.

Le ragioni di una scelta e le conseguenze giudiziarie

Sebbene il profilo giudiziario del caso sia ormai delineato, con l’ipotesi di archiviazione che riguarda anche l’inchiesta per istigazione al suicidio precedentemente aperta a carico dell’amico, restano invece del tutto oscure le motivazioni che avrebbero spinto la donna a compiere un gesto di tale gravità, il quale ha provocato un’ondata di angoscia e mobilitato forze dell’ordine e volontari in una ricerca incessante. Tra le piste vagliate, e che non hanno trovato riscontri penali, vi sarebbe anche quella di una ricerca di notorietà sui social network, una deriva – come qualcuno l’ha definita – finalizzata ad accrescere il seguito di follower attraverso una drammatizzazione della propria vita privata. Una scelta, questa, che ha generato un effetto domino di notevole portata, alimentando fake news sulla sua presunta morte e innescando, sulla rete, un pericoloso clima di accusa verso il giovane che l’aveva accolta, il quale ha rischiato un vero e proprio linciaggio mediatico.

Il parere della criminologa su costi e responsabilità

Proprio in considerazione degli ingenti mezzi dispiegati e dell’allarme sociale creato, la nota criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone ha espresso una posizione netta, chiedendo che la vicenda diventi un «precedente chiaro, limpido e inequivocabile». Il suo parere, espresso senza mezzi termini, è che Tatiana Tramacere debba farsi carico dell’intero ammontare delle spese sostenute per le operazioni di ricerca, le quali hanno impegnato uomini e risorse per oltre una settimana, sostenendo come le «emergenze inventate» non meritino lo stesso rispetto e la stessa solerzia riservati invece ai casi di reale pericolo. Una presa di posizione che solleva interrogativi più ampi sulle responsabilità individuali di fronte a gesti che, pur non costituendo reato, sconfinano in un uso distorto e consapevole del sistema di protezione e di allerta collettivo.

Il dopo ritrovamento e il peso delle notizie

Con il ritrovamento della giovane e l’accertamento della sua buona salute fisica, il caso ha perso i connotati di cronaca nera che temporaneamente aveva assunto, per trasformarsi in un esempio paradigmatico delle dinamiche spesso tossiche dell’era digitale, dove il confine tra vita reale e finzione può assottigliarsi fino a scomparire, con conseguenze concrete. La procura, concentrandosi esclusivamente sugli aspetti di diritto, sembra ormai pronta a depositare gli atti, mentre il dibattito si sposta sull’eticità di comportamenti che sfruttano la sensibilità pubblica e il meccanismo dell’allarme scomparsi, strumenti nati per proteggere le vite di chi è in genuino pericolo. Resta, a margine di tutto, il vissuto di una famiglia e di una cerchia di amici che per giorni hanno temuto il peggio, e la percezione diffusa di un episodio che ha consumato, inutilmente, una parte della fiducia riposta nelle richieste di aiuto.

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