L'analisi della criminologa Bruzzone sul caso Chiara Petrolini: individuata una "serialità"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La criminologa Roberta Bruzzone ha individuato una "serialità" nelle azioni di Chiara Petrolini, la ventiduenne imputata per il duplice omicidio dei propri figli neonati e per l’occultamento dei corpi nel giardino della villa familiare a Vignale di Traversetolo. Nel corso della terza udienza al tribunale di Parma, le analisi degli esperti hanno iniziato a delineare un quadro comportamentale i cui contorni, secondo la criminologa il cui consulenza è stata acquisita, vanno ben oltre la tragedia isolata.

La metodologia e la "dimensione di onnipotenza"

La Bruzzone ha sottolineato come i due episodi, seppur consecutivi, rivelino una metodologia e una freddezza operative che non possono essere ignorate. Proprio questa ripetitività metodologica, unita a quella che la criminologa ha definito una “dimensione di onnipotenza”, conduce a un’amara considerazione: è plausibile ritenere che Chiara Petrolini “dubito che si sarebbe fermata” da sola. La percezione di essere al di sopra delle norme e delle conseguenze delinea un profilo inquietante, dove il confine tra un dramma privato e una dinamica potenzialmente reiterabile appare labile.

Lo stridente contrasto con l'immagine esterna

Questa valutazione si scontra platealmente con l’immagine di normalità che la ragazza proiettava all’esterno. In aula, le parole del padre dei bambini a cui la Petrolini faceva da babysitter hanno dipinto un ritratto di una giovane “empatica in maniera incredibile” e “molto dolce” con i piccoli. Questa rappresentazione stride in modo stridente con l’accusa di aver soppresso con determinazione due esseri nati dal suo stesso corpo, per poi occultarne i corpi senza apparente turbamento.

Le dichiarazioni ambigue dell'imputata

Dalle dichiarazioni rese in udienza dalla stessa Petrolini emergono frammenti di un vissuto personale tormentato. Ha affermato di non essersi aspettata “né la prima né la seconda” gravidanza, ma ha anche aggiunto, in un passaggio di forte ambiguità, di aver “un po’ anche cercato” la seconda perché “la prima era andata male”. Affermazioni che, se da un lato sembrano voler giustificare un desiderio di riscatto, dall’altro non trovano alcuna corrispondenza con l’epilogo, identico al primo.

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