I rincari di Pasqua tra voli alle stelle e uova di cioccolato a 77 euro al chilo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mancano ormai poco più di tre settimane alla Pasqua del 2026, e puntuale come ogni anno arriva la stangata per le tasche degli italiani che si apprestano a festeggiare. Le associazioni dei consumatori, in particolare Assoutenti e Codacons, hanno già acceso i riflettori su un doppio binario di rincari che riguarda sia chi si metterà in viaggio, sia chi semplicemente acquisterà i dolci tipici della tradizione. Da un lato, infatti, i prezzi dei trasporti, soprattutto quelli aerei da Nord a Sud, hanno subito un'impennata che definire significativa è persino riduttivo, mentre dall'altro sugli scaffali di supermercati e pasticcerie si registrano aumenti che, per alcuni prodotti come le uova di Pasqua, toccano punte del dieci per cento rispetto allo scorso anno. Una situazione, questa, che fotografa un momento economico complesso, dove la spesa per tornare dalla propria famiglia o per portare in tavola un simbolo della festa si fa sempre più pesante.

Voli e treni, il caro-transporti colpisce chi torna a casa

Secondo l'indagine condotta da Assoutenti, acquistare un biglietto aereo in queste ore per le giornate clou delle festività - si consideri la partenza prevista per venerdì 3 aprile e il ritorno martedì 7 aprile - significa dover mettere in conto cifre da capogiro. Su alcune tratte, la spesa minima per un volo di andata e ritorno supera abbondantemente i quattrocento euro: emblematico è il caso della Genova-Catania, dove il biglietto tocca quota 418 euro, una somma alla quale vanno poi aggiunti eventuali costi extra per servizi come il bagaglio in stiva o la scelta del posto a sedere, balzelli che, di fatto, lievitano ulteriormente l'esborso finale. Non va meglio per chi deve raggiungere Crotone da Milano, con un prezzo che si attesta sui 343 euro, o per chi deve coprire la tratta Roma-Reggio Calabria, che richiede una spesa minima di 324 euro. Prezzi elevati, questi, che si registrano anche per destinazioni come Olbia, Brindisi e Palermo, confermando una tendenza ormai consolidata che penalizza duramente i residenti del Sud o gli studenti fuori sede. Una dinamica, quella delle tariffe aeree, che si riflette, seppur con cifre leggermente diverse, anche sul trasporto ferroviario ad alta velocità: un biglietto di sola andata, sempre per il 3 aprile, può costare 185 euro da Torino a Reggio Calabria con Italo o 120 euro da Milano a Lecce con Trenitalia, cifre destinate a salire ulteriormente con l'avvicinarsi della data e l'aumento della domanda.

Dolci amari: uova e colombe segnano il passo dei listini

Parallelamente al caro-trasporti, un altro fronte caldo è quello dei prodotti alimentari tipici della ricorrenza. Il Codacons, che ha analizzato l'andamento dei prezzi al dettaglio, segnala ritocchi al rialzo per le uova di cioccolato che vanno da un minimo del sei per cento fino a punte del dieci per cento per alcuni marchi. Tradotto in cifre, significa che il prezzo al chilo di un uovo industriale di marca può arrivare a superare i 77 euro, contro i 70 euro del 2025, con una forbice che nella grande distribuzione varia dai 7 ai 22 euro a seconda delle dimensioni e del tipo di linea, se dedicata ai più piccoli o agli adulti. Per chi invece predilige l'artigianalità, il discorso cambia, ma non di molto: il prezzo medio si aggira tra i 30 e i 40 euro, salendo ben oltre la soglia dei cento euro per le versioni gourmet. Una dinamica, questa, che appare in controtendenza rispetto all'andamento del mercato del cacao, le cui quotazioni internazionali hanno subito una flessione significativa, attestandosi sui 3.300 dollari a tonnellata dopo i picchi record di 12mila dollari di fine 2024.

Il paradosso del cacao e il costo delle materie prime

Proprio sul tema del cacao, gli esperti del Codacons forniscono una chiave di lettura per spiegare il motivo per cui i prezzi al dettaglio non solo non calano, ma aumentano. La spiegazione risiede nel fatto che le uova e i prodotti dolciari in vendita in questo periodo sono stati realizzati con partite di cacao acquistate dalle industrie alimentari in un momento precedente, quando le quotazioni della materia prima erano sensibilmente più alte rispetto a quelle attuali. I produttori, di conseguenza, devono ancora smaltire le scorte di magazzino ottenute a costi elevati, e questo meccanismo impedisce, di fatto, una riduzione dei listini che si allinei al nuovo corso del mercato. Un'analisi, questa, che getta luce su un comparto, quello dei dolci pasquali, che vale in Italia oltre seicento milioni di euro annui e che vede coinvolti non solo i grandi marchi, ma anche una miriade di piccole realtà artigianali.

Il confronto con le colombe e l'eccezione che conferma la regola

Discorso parzialmente diverso, invece, per le colombe pasquali. Qui i rincari si attestano su una media del tre per cento per le versioni classiche, con prezzi che per i prodotti industriali variano tra i 5,40 e i 15,90 euro. Un aumento più contenuto, dunque, se paragonato a quello delle uova di cioccolato, che sembra risentire meno delle turbolenze del mercato delle materie prime, anche se le versioni farcite o speciali raggiungono comunque cifre superiori, arrivando a costare tra gli 8,50 e i 19,90 euro. Una fotografia, quella scattata dalle associazioni, che dipinge una Pasqua all'insegna del caro-vita, con le famigrie italiane costrette a fare i conti con un portafoglio sempre più leggero di fronte a tradizioni che, tra un volo per ricongiungersi ai propri cari e un uovo da regalare, diventano ogni anno più onerose.

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