Falso allarme bomba in sei centri commerciali del Milanese: individuati madre e figlio
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Redazione Interno
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Il falso allarme bomba in sei centri commerciali del Milanese è stato collegato a un cellulare intestato a una donna residente nelle Marche e utilizzato dal figlio di 14 anni, ascoltato dai carabinieri insieme alla madre. La mail che ha fatto scattare l’allerta nel pomeriggio di mercoledì sarebbe partita dall’utenza telefonica individuata dagli investigatori, che hanno ricostruito il collegamento con il messaggio inviato alle direzioni delle strutture interessate. Il ragazzo, di origine ucraina, ha negato di aver spedito la comunicazione e ha fornito una diversa ricostruzione dei fatti durante l’ascolto da parte dei carabinieri.
Secondo quanto emerso dalle indagini sul falso allarme bomba nei centri commerciali del Milanese, la madre del 14enne risulta intestataria del numero di telefono indicato nel testo delle mail, anche se l’utenza sarebbe utilizzata dal figlio. Gli investigatori hanno quindi individuato due persone collegate al dispositivo e hanno proceduto con l’ascolto del giovane e della donna nelle Marche, dove attualmente si trovano. Il ragazzo avrebbe spiegato che potrebbe trattarsi di un dispetto o di una ripicca da parte di alcuni amici, ipotizzando anche una possibile “goliardata” legata a persone con cui stava giocando online.
Le indagini sul messaggio inviato ai centri commerciali
L’allarme bomba aveva coinvolto sei centri commerciali della provincia di Milano dopo la ricezione della mail che segnalava una possibile minaccia. La vicenda ha portato all’evacuazione e alla chiusura delle strutture interessate, mentre i carabinieri hanno avviato gli accertamenti per risalire all’origine del messaggio. Le verifiche hanno permesso di individuare il titolare dell’utenza cellulare collegata alla comunicazione inviata alle direzioni dei centri commerciali, portando gli investigatori fino alla madre e al figlio residenti nelle Marche.
Il punto centrale degli accertamenti riguarda ora la provenienza effettiva della mail e il possibile ruolo del 14enne nell’invio del messaggio. Il giovane, sentito dai carabinieri, ha escluso di essere l’autore della comunicazione e ha indicato come possibile alternativa l’azione di altre persone. Le ipotesi investigative includono quindi anche quella di un gesto compiuto da amici, come indicato dal ragazzo durante l’audizione con la madre presente.
Cosa è emerso dall’ascolto del ragazzo e della madre
La ricostruzione fornita dal 14enne si concentra sulla possibilità che il messaggio sia stato inviato da altri utilizzando il collegamento con il suo cellulare o con la sua utenza. Il ragazzo avrebbe dichiarato di non aver mandato alcuna mail con minacce ai centri commerciali e avrebbe parlato di un possibile dispetto o di una ripicca. La madre, invece, è stata coinvolta negli accertamenti perché il numero di telefono utilizzato per il messaggio risulta intestato a lei.
Gli elementi raccolti finora dagli investigatori hanno quindi portato a individuare il dispositivo associato alla comunicazione e ad ascoltare le due persone collegate all’utenza. Il falso allarme bomba nei sei centri commerciali del Milanese resta al centro delle verifiche dei carabinieri, che stanno ricostruendo le circostanze che hanno portato alla diffusione della mail e a una giornata di allerta nelle strutture coinvolte.
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