Trump e i dazi, l’Europa resiste ma il negoziato è ancora nel caos
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Redazione Esteri
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Donald Trump, che oggi guida di nuovo la Casa Bianca, continua a minacciare dazi "alle stelle" contro chi, a suo dire, non accetta i suoi "accordi". Ma cosa intende esattamente per accordo? Negli ultimi giorni, il presidente ha pubblicato su Truth Social quelle che ha definito "lettere", presentandole come intese già concluse, sebbene diversi Paesi coinvolti – tra cui quelli europei – non le abbiano mai ratificate. "Una lettera significa un accordo", ha insistito, annunciando l’intenzione di applicare tariffe punitive a partire dal primo agosto in assenza di adesioni.
La risposta di Bruxelles, però, non si è fatta attendere. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha ribadito che l’Ue non intende piegarsi a misure unilaterali. "Dal febbraio scorso, gli Stati Uniti hanno imposto dazi sul 70% del nostro commercio totale, una portata senza precedenti", ha dichiarato al Parlamento europeo a Strasburgo. "La nostra linea è chiara: resteremo fermi, anche se preferiamo una soluzione negoziata". Le parole di von der Leyen arrivano dopo l’ennesimo rinvio concesso da Trump, che ha spostato al primo agosto la scadenza per l’applicazione delle nuove tariffe.
Nel mirino, in particolare, c’è il settore automotive. Fonti vicine ai negoziati riferiscono che Washington starebbe valutando sconti del 25% per le case automobilistiche europee disposte a spostare la produzione negli Stati Uniti. Una mossa che, se confermata, punterebbe a indebolire la resistenza dell’Ue, dividendo gli interessi delle singole aziende da quelli comunitari.




