Stefano Accorsi e quella volta che si sentì Dio: “Poi mi sono sfracellato, ma è servito”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un momento, nella carriera di un attore, in cui il successo smette di essere una conquista e diventa una trappola. Stefano Accorsi, 54 anni, lo racconta oggi con la lucidità di chi quella trappola l’ha vista scattare e, soprattutto, di chi ne è uscito. In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’attore bolognese ripercorre gli anni del trionfo, quelli a cavallo tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila, quando un film dopo l’altro – “L’ultimo bacio”, “Le fate ignoranti”, “Santa Maradona”, “La stanza del figlio” – tutto ciò che toccava sembrava trasformarsi in oro. E fu proprio lì, in quella sequenza di successi, che qualcosa iniziò a incrinarsi. “Faccio un film e funziona, ne faccio due funzionano, tre, quattro”, ha raccontato, “e dico: vabbè, ma allora l’ingrediente segreto sono io”. Una sensazione di onnipotenza, quella, che lui stesso oggi definisce senza mezzi termini “uno dei momenti un po’ idioti della vita”. Perché subito dopo, puntuale, arrivò la caduta: “Ed è lì che ti sfracelli” -1-3-5.
Il peso dello sguardo altrui e la fuga a Parigi
Il successo, spiega Accorsi, non porta solo visibilità ma anche una forma di straniamento, quella sensazione di essere costantemente esposto e osservato, di non poter più guardare perché ci si ritrova, improvvisamente, “solo guardato”. Ricorda un episodio emblematico, quello di un ragazzo che, riconoscendolo per strada mentre era alla guida, si distrasse finendo per fare un incidente: nessuna conseguenza grave per fortuna, ma sufficiente a fargli percepire la portata di un’attenzione che può diventare, suo malgrado, persino pericolosa. A quella popolarità fece seguito, paradossalmente, un periodo di vuoto. Il trasferimento in Francia, meno proposte dall’Italia, le notti passate a Parigi a chiedersi se quella luce si sarebbe mai riaccesa: “Era angosciante”, ha confessato, raccontando di come in quel frangente si sentisse sperduto, lontano da quel cinema che lo aveva consacrato. Poi la svolta, la decisione di non aspettare più le chiamate ma di rimboccarsi le maniche e darsi da fare, un atteggiamento che portò alla nascita di “1992”, la serie su Tangentopoli che ne ha segnato il ritorno in grande stile. “Lo sfracello, se sai interpretarlo, può servirti per il futuro”, è la sua ammissione, a suggellare come quella crisi, seppur dolorosa, sia stata in realtà formativa.
Padre e figlio, tra insegnamenti e vita quotidiana
Oggi Accorsi è padre di quattro figli, avuti due dalla lunga relazione con Laetitia Casta – Orlando, 19 anni, e Athena, 17 – e due dall’attuale moglie Bianca Vitali – Lorenzo, 8 anni, e Alberto, 5. E proprio sul fronte della paternità, l’attore mostra un approccio concreto e lontano da qualsiasi stereotipo. Il figlio maggiore, Orlando, vive a Parigi dove frequenta l’università e, nel fine settimana, lavora come cameriere in un ristorante italiano. Una scelta, quella di fargli fare esperienza, voluta e sostenuta dai genitori. “Gli abbiamo fatto ‘la capa tanta’ che doveva lavorare”, ha scherzato Accorsi, ricordando come anche lui, alla sua età, facesse il bagnino e quanto quella esperienza gli sia servita. “È importante che impari a guadagnare”, ha aggiunto, con uno sguardo che va oltre il presente: “Poi, sono quattro figli: dovranno mantenersi, non posso lavorare fino a 200 anni, per quanto la longevità mi stia a cuore”. Una filosofia educativa che si rifà a una citazione di Umberto Eco, secondo cui “diventiamo ciò che nostro padre è negli scampoli di tempo”, ovvero l’esempio che si dà nei momenti in cui non si è direttamente osservati. “Non è tanto quello che diciamo”, ha spiegato l’attore, “è quello che siamo quando pensiamo di non essere visti”.
Il ritorno con Muccino e la forma ritrovata
L’occasione per tornare sotto i riflettori, e per mostrare anche un fisico radicalmente trasformato, è il nuovo film di Gabriele Muccino, “Le cose non dette”, nei ruoli di un professore universitario in crisi che cerca nel culto del una risposta alle proprie frustrazioni esistenziali. Una richiesta precisa del regista, che ad Accorsi disse: “Ti voglio in forma”. E quando lui rispose di allenarsi già, la replica fu secca: “No, devi essere in forma”. Così l’attore ha “aperto i i rubinetti”, sottoponendosi a un regime ferreo che lo ha portato a un fisico scolpito e a una percentuale di massa grassa attestata all’8%, tra dieta e allenamenti quotidiani che duravano circa due ore. Un cambiamento che qualcuno ha voluto etichettare come da “perennial”, termine che indica chi sfida gli stereotipi legati all’età. Etichetta che Accorsi respinge con decisione: “Non ho fatto tutto questo per dimostrare qualcosa sull’età. L’ho fatto perché serviva al personaggio”, ha chiarito, sottolineando come la motivazione fosse esclusivamente professionale, sebbene poi l’attività fisica lo faccia stare bene e gli permetta anche di schiarirsi le idee.
Vent’anni di differenza con Bianca Vitali
Nell’intervista, spazio anche alla vita privata e al rapporto con la moglie Bianca Vitali, autrice televisiva e opinionista, con cui è sposato dal 2015. Tra loro ci sono vent’anni di differenza, un dato anagrafico che però, a sentire Accorsi, non ha mai rappresentato un problema per la coppia. “Non ci siamo mai posti il problema”, ha dichiarato senza troppi giri di parole, definendo il loro “un amore bello”. E della compagna ha voluto sottolineare le doti organizzative e la capacità con i ragazzi: “Il metodo di studio gliel’ha insegnato lei, laureata col massimo dei voti, è organizzata, capace di risolvere problemi complessi”. Un ritratto familiare, quello che emerge dalle sue parole, fatto di normalità e di piccoli-grandi impegni quotidiani, lontano dai riflettori. Dove, forse, ci si sente meno “Dio” e più semplicemente sé stessi.




