Stefano Accorsi e quella volta che si sentì Dio: “Poi mi sono sfracellato”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A cinquantaquattro anni, Stefano Accorsi si racconta senza veli, e lo fa partendo da un errore di gioventù che definisce, con onestà, “uno dei momenti un po’ idioti della vita”. In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’attore bolognese ripercorre la sua carriera, gli affetti e le cadute, concentrandosi in particolare su quel periodo, a cavallo tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila, quando il successo sembrava non doverlo abbandonare mai -1-3-5.
Furono gli anni de L'ultimo bacio, di La stanza del figlio, di Le fate ignoranti e di Santa Maradona. Quattro film, quattro successi. E fu lì, in quella sequenza di conferme, che Accorsi cominciò a credere che l’ingrediente segreto di quelle opere fosse lui. “Dici: ma allora sono Dio!”, ammette oggi, spiegando come quella sensazione di onnipotenza fosse in realtà il preludio a una caduta inevitabile -1-3. La pressione salì, la paura di sbagliare film o di deludere il pubblico divenne un’ombra costante, e la vita quotidiana perse la sua normalità: i fan sotto casa, la televisione sempre accesa su di sé, e persino un ragazzo che, riconoscendolo per strada, si distrasse al volante provocando un incidente. Fu allora che comprese il paradosso del suo mestiere: “Per un attore è importante guardare, e io non potevo più guardare, ero solo guardato” -1-5.
Il lavoro che educa e la lezione di Umberto Eco sui padri
Oggi che di figli ne ha quattro – Orlando e Athena, nati dalla relazione con Laetitia Casta, e i più piccoli Lorenzo e Alberto, avuti con l’attuale moglie Bianca Vitali – Accorsi mette al centro della sua riflessione il ruolo di genitore. Lo fa citando Umberto Eco, secondo cui “diventiamo ciò che nostro padre è negli scampoli di tempo”, a significare che l’esempio conta più di qualsiasi parola, specialmente quando si pensa di non essere visti -1-5.
E l’esempio, per il figlio maggiore Orlando, che di anni ne ha diciannove e studia a Parigi, è quello del lavoro. Il ragazzo, racconta Accorsi, fa il cameriere in un ristorante italiano mentre frequenta l’università. Una scelta voluta, anzi, quasi imposta: “Gli abbiamo fatto la capa tanta che doveva lavorare e gli è servito”, dice l’attore, ricordando come lui stesso, da giovane, facesse il bagnino, un’esperienza che reputa fondamentale per la formazione -1. “È importante che impari a guadagnare”, aggiunge, sottolineando che non potrà lavorare fino a duecento anni e che i figli, prima o poi, dovranno mantenersi da soli -5.
Il come strumento e il rapporto con Bianca Vitali
Se il successo portò con sé la caduta, la rinascita è passata anche attraverso il. Accorsi è attualmente al cinema con Le cose non dette, l’ultimo film di Gabriele Muccino, dove interpreta un cinquantenne alle prese con le proprie frustrazioni esistenziali e un’ossessione per la palestra -3-9. Per prepararsi al ruolo, l’attore si è sottoposto a un regime alimentare ferreo e a un allenamento quotidiano, arrivando a trasformare profondamente il suo fisico. “Gabriele Muccino mi aveva detto: ‘Ti voglio in forma’. Io gli ho risposto che mi allenavo già. E lui: ‘No, devi essere in forma’. Così ho aperto i rubinetti”, racconta, precisando che quella trasformazione, poi finita sui social e diventata virale, non è stata una questione di vanità ma una precisa esigenza scenica -3-9.
Sulla copertina del settimanale Sorrisi e Canzoni, Accorsi dedica spazio anche alla sua vita privata, in particolare al legame con Bianca Vitali, autrice per Le Iene, sposata nel 2015. Tra loro ci sono vent’anni di differenza, ma l’attore liquida la questione con naturalezza: “Non ce lo siamo mai posti. È un amore bello il nostro” -1-3. Di lei loda l’intelligenza e la capacità organizzativa, qualità che mette al servizio della famiglia, insegnando ai ragazzi il metodo di studio e gestendo la complessità di una casa con quattro bambini. In questa fase della sua vita, Accorsi sembra aver trovato un equilibrio fatto di ruoli chiari: l’attore che ha imparato a “relativizzare il fallimento”, il marito di una donna più giovane, e il padre che non vuole essere un eroe, ma un esempio credibile -3.




