Lega presenta proposta: esame di integrazione obbligatorio per la cittadinanza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una proposta di legge della Lega, presentata alla Camera dei Deputati, mira a riformare in senso restrittivo la disciplina sull’acquisto e la revoca della cittadinanza italiana, con un’attenzione specifica, ma non esclusiva, verso coloro che nascono nel territorio nazionale da genitori stranieri. I firmatari del provvedimento, tra i quali figura il capogruppo Riccardo Molinari, muovono dall’esito del referendum dello scorso giugno, interpretato come un segnale della volontà popolare di attribuire lo status di cittadino solo a chi dimostri di meritarlo, secondo quanto dichiarato nella relazione introduttiva del testo legislativo.

Novità per i nati in Italia: non basta più la sola dichiarazione di volontà

Il provvedimento, che si propone di apportare «limitate ma puntuali modifiche» alla legge del 1992, modifica radicalmente il percorso per i cosiddetti stranieri di seconda generazione. Attualmente, per ottenere la cittadinanza al compimento dei diciotto anni, è sufficiente una dichiarazione di volontà presentata entro un anno dalla maggiore età, a condizione di aver risieduto legalmente e ininterrottamente in Italia. La nuova norma, invece, subordina il riconoscimento al superamento di un esame di integrazione, i cui contenuti e modalità saranno definiti successivamente con un decreto del ministro dell’Interno, volto a verificare la conoscenza delle regole sociali e giuridiche fondamentali. L’accertamento si accompagna a una serie di stringenti requisiti penali: deve mancare, infatti, qualsiasi condanna definitiva per delitti non colposi, l’assenza di procedimenti penali in corso per la medesima tipologia di reati e l’esclusione di benefici come l’applicazione della pena su richiesta o il perdono giudiziale per fatti avvenuti nei tre anni precedenti.

Il prolungamento dei tempi e l’inasprimento delle cause di revoca

Non solo per i nati in Italia, poiché la proposta estende il periodo minimo di residenza legale richiesto agli stranieri maggiorenni per la domanda ordinaria, portandolo dagli attuali due a quattro anni, un inasprimento che segue la logica generale del disegno di legge. L’altro pilastro della riforma riguarda l’ampliamento delle cause di revoca della cittadinanza, una misura già esistente ma che il testo intende rendere più ampia e dettagliata. Oltre alla condanna definitiva per reati di terrorismo o contro l’unità dello Stato, si introducono nuove ipotesi, come una condanna definitiva a una pena superiore ai cinque anni, oppure, indipendentemente dalla durata della pena, una condanna definitiva per specifici delitti considerati di particolare allarme sociale.

Reati culturalmente motivati e violenza di genere nel mirino della legge

Tra questi ultimi, il testo annovera, in un elenco tassativo, lo stupro, i maltrattamenti in famiglia, lo stalking, il cosiddetto revenge porn e la tratta di esseri umani. Vengono poi individuati, in una categoria a sé stante, i «reati culturalmente motivati», espressione con cui la proposta indica la costrizione o l’induzione al matrimonio, nonché le pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, reati per i quali una condanna definitiva, anche inferiore ai cinque anni ma superiore ai tre, comporterebbe automaticamente la revoca della cittadinanza. La ratio, sottolineata dai proponenti, è quella di legare indissolubilmente il godimento dello status di cittadino al rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento e dei diritti della persona, in particolare delle donne.

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