Aereo ultraleggero cade a Brescia, la procura indaga: "Volava troppo basso"
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Redazione Interno
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La procura di Brescia ha incaricato un perito dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo per esaminare i resti dell’ultraleggero precipitato martedì lungo il raccordo “Corda Molle”, tra A21 e A4, ad Azzano Mella. L’obiettivo è chiarire le cause dello schianto che ha ucciso i due occupanti del velivolo, l’avvocato penalista Sergio Ravaglia, 75 anni, e la compagna Anna Maria De Stefano, di 60. Secondo un testimone, l’aereo, di colore verde, «volava sempre più basso» prima di avvitarsi su se stesso e impattare al suolo, sfiorando auto in transito.
Le indagini, coordinate dalla procura in un fascicolo aperto contro ignoti, si concentrano sulle condizioni del mezzo, sulla manutenzione e sulle revisioni effettuate, nonché sull’eventuale mancato rispetto delle procedure. Un elemento complica il lavoro degli inquirenti: l’assenza della scatola nera e dei piani di volo, fondamentali per ricostruire la dinamica. Alcune ipotesi, suffragate dalle immagini delle telecamere di sorveglianza, suggeriscono che il pilota abbia tentato di attivare il paracadute di emergenza, ma senza successo.
L’incidente ha riacceso il dibattito sulla sicurezza degli ultraleggeri, mezzi il cui utilizzo richiede un attestato specifico ma che, per caratteristiche costruttive, sono soggetti a normative meno stringenti rispetto agli aerei tradizionali. Ravaglia, appassionato di volo, era esperto del settore, circostanza che rende ancora più enigmatiche le fasi precedenti all’impatto.




