Ranucci rompe il silenzio in Trentino e annuncia querela contro la giudice Forleo
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Redazione Interno
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«Non parlo, chiedi all’avvocato». È la frase ricorrente che, tra dubbi e domande, da giorni abbiamo sentito pronunciare a Sigfrido Ranucci ogni qualvolta si è cercato di strappargli una dichiarazione sull'inchiesta che lo vede coinvolto. Ma il conduttore di Report, dopo settimane di apparente riserbo, ha rotto il muro di silenzio scegliendo il palco di Lavarone, in Trentino, dove ha partecipato alla rassegna “Incontri d’Autore” per presentare il suo nuovo libro, Il ritorno della casta, edito da Bompiani.
Un ritorno in pubblico che assume i contorni di una presa di posizione, con parole che arrivano dritte in un momento delicatissimo per il giornalista, ovvero quando l'inchiesta sull'attentato dell'ottobre 2025 torna prepotentemente al centro dell'attenzione mediatica e giudiziaria.
La telefonata durante la perquisizione e il colloquio con Lavitola
Il caso ruota attorno a una telefonata che Valter Lavitola, il faccendiere già noto alle cronache giudiziarie, avrebbe effettuato a Ranucci proprio nel corso di una perquisizione. Un elemento che ha alimentato interrogativi sulla natura dei rapporti tra i due e sul contenuto di quei dialoghi, in particolare riguardo a presunti accenni a possibili attentati. Ranucci, che ha sempre rivendicato la correttezza del proprio operato, si dice pronto a chiarire ogni aspetto non appena verrà riascoltato dai magistrati.
«Chi mi conosce sa che non mollo», ha dichiarato il giornalista a Lavarone, sottolineando come la gente, il contatto diretto con il pubblico, rappresenti per lui la forza più grande in questo frangente. Parole che tracciano il profilo di un uomo che non intende arretrare, nonostante la pressione mediatica e le inevitabili ripercussioni professionali.
La querela contro la giudice Clementina Forleo
Ma la vera novità, emersa con forza in queste ore, riguarda la decisione di procedere per vie legali. Sigfrido Ranucci, tramite il suo avvocato Roberto De Vita, ha annunciato la presentazione di una querela nei confronti del magistrato Clementina Forleo, consigliera della Corte d'appello di Roma. L'oggetto del contendere è un post pubblicato dalla giudice sulla piattaforma Facebook, il cui contenuto è stato ritenuto lesivo dalla difesa del conduttore.
Inizialmente era circolata l'ipotesi di un possibile dietrofront, ma il legale ha immediatamente smentito, precisando che non esiste alcuna incertezza: «Nessun dietrofront. Procederemo a presentare la querela nei confronti della giudice per il post che ha pubblicato», ha dichiarato De Vita, chiudendo così ogni speculazione su un ripensamento. Una mossa che trasforma il confronto da mediatico a giudiziario, inserendo un ulteriore tassello in una vicenda già di per sé complessa.
La polemica politica sui fondi pubblici in Trentino
Mentre Ranucci cercava di riappropriarsi del racconto pubblico, non sono mancate le polemiche politiche. La deputata di Fratelli d'Italia, Alessia Ambrosi, ha sollevato un interrogativo sulla natura degli eventi che hanno portato il giornalista in Trentino. «Chi paga questi eventi? Quanti soldi pubblici, direttamente o indirettamente, sono finiti in queste iniziative?», ha chiesto Ambrosi, scatenando un dibattito che va oltre la semplice cronaca locale.
Le parole della parlamentare, che ha parlato di "piagnistei" e di un copione sempre uguale come se nulla fosse accaduto, hanno acceso i riflettori sull'utilizzo di risorse pubbliche per manifestazioni che ospitano figure al centro di inchieste delicate. Una critica che, al di là delle valutazioni sulla fondatezza, aggiunge pressione a un momento già estremamente teso per il conduttore di Report.
La strategia difensiva e le prossime mosse processuali
In attesa di essere sentito nuovamente dagli inquirenti, Ranucci affida alla strategia dei suoi legali la gestione dell'emergenza. La scelta di querelare un magistrato, per quanto il gesto possa apparire come un atto di forza, comporta rischi processuali non indifferenti, considerando che si tratta di un membro della magistratura. L'avvocato De Vita, tuttavia, ha mostrato determinazione, lasciando intendere che gli elementi raccolti contro il post di Forleo siano sufficienti per procedere.
Resta sullo sfondo il nodo cruciale delle dichiarazioni rese da Lavitola e di quanto realmente emerso in quella telefonata che, secondo le ricostruzioni, sarebbe avvenuta in un momento particolarmente sensibile per le indagini. Ranucci, da parte sua, continua a ribadire la propria estraneità a qualsiasi illecito, confidando nella possibilità di chiarire ogni dubbio nel contraddittorio con i magistrati.
La sua apparizione pubblica a Lavarone, dunque, non è stata solo una tappa promozionale, ma anche un tentativo di ricostruire la propria immagine, di mostrarsi sereno e determinato, mentre alle spalle si profilano udienze e interrogatori che potrebbero segnare in modo definitivo il corso della sua carriera e della sua vita professionale.
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