Ranucci querela la giudice Forleo, Gomez: "È la vendetta dei potenti"
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Redazione Interno
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La vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci e la trasmissione Report non accenna a chiudersi, anzi, si arricchisce di un nuovo capitolo giudiziario destinato a infiammare ulteriormente il dibattito politico e mediatico. Il conduttore del programma di inchiesta di Rai3 ha infatti dato mandato ai propri legali, nella fattispecie l'avvocato Roberto De Vita, di procedere con una querela nei confronti di Clementina Forleo, consigliera della Corte d'appello di Roma, per un post pubblicato dalla magistrata sul suo profilo Facebook domenica 16 agosto.
Un atto formale che segue di poche settimane le pesanti dichiarazioni della giudice, la quale aveva scritto che in un "Paese normale" Ranucci sarebbe già indagato per estorsione, scatenando un putiferio nel mondo dell'informazione e della giustizia.
La replica della giudice e le parole dell'avvocato
La posizione della consigliera Forleo, che si trova ora al centro di una bufera giudiziaria per quelle che molti hanno definito esternazioni fuori luogo, è chiara e non lascia spazio a fraintendimenti. Interpellata sulla questione, la magistrata ha ribadito di aver semplicemente commentato notizie di stampa, difendendo la legittimità del suo intervento pubblico.
Di parere diametralmente opposto l'avvocato De Vita, legale di Ranucci, il quale ha sottolineato come le affermazioni della giudice vadano "ben oltre la perdita di sobrietà" richiesta a un magistrato, configurando a suo avviso gli estremi per un'azione penale. Nel frattempo, la stessa Forleo ha aggiunto ulteriore benzina sul fuoco dichiarando di augurarsi che venga resa pubblica la messaggistica in suo possesso, alimentando così il clima di sospetto e tensione che ormai avvolge l'intera vicenda.
Le accuse di Peter Gomez: una campagna contro il giornalismo
In questo clima rovente, è intervenuto anche Peter Gomez, direttore del Fatto Quotidiano e da sempre pungolatore del potere costituito, il quale ha offerto una lettura politica e aspra della situazione. "È la vendetta dei potenti", ha dichiarato Gomez, commentando l'ondata di critiche che da settimane investe Report.
Secondo il giornalista, si tratterebbe di una ritorsione orchestrata da quelle figure pubbliche che per anni sono state messe in difficoltà dalle inchieste della trasmissione, le quali non sono mai riuscite a ottenere condanne nei confronti dei colleghi di Ranucci nonostante le numerose querele presentate in passato. "A questo punto - ha proseguito Gomez - si sale addosso ad un errore, ammettiamolo pure, di Ranucci", riferendosi probabilmente alla vicenda Lavitola, ma lanciando un allarme sul rischio che si stia mettendo in atto un attacco sistematico al giornalismo d'inchiesta.
La frase di Gomez trova eco in un clima politico infuocato, con il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha attaccato frontalmente la premier Giorgia Meloni, accusandola di utilizzare il caso per coprire i propri flop di governo.
L'ombra dell'attentato e gli atti che scagionano Ranucci
A rendere ancora più intricata e paradossale la vicenda sono le rivelazioni emerse dagli atti dell'inchiesta sull'attentato subito da Ranucci il 16 ottobre 2025, quando una bomba venne piazzata davanti alla sua abitazione su mandato dell'ex editore Valter Lavitola. Stando a quanto riportato dal Fatto Quotidiano, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi e il pm Edoardo De Santis hanno depositato nuovi verbali che scagionano in modo definitivo il conduttore da qualunque sospetto di coinvolgimento nell'esplosione.
Nelle carte, gli inquirenti descrivono Ranucci come "incredulo" e convinto che gli investigatori dovessero seguire un'altra pista per individuare il mandante, sottolineando come non ci fosse alcun dubbio sulla fedeltà dell'amico Lavitola. Questi elementi, che ribaltano le narrazioni costruite in queste settimane, gettano una luce completamente diversa sulla campagna mediatica che ha preso di mira Report, restituendo al conduttore una credibilità che i suoi detrattori avevano cercato di minare.
Mentre la querela contro la giudice Forleo si avvia verso il suo naturale corso giudiziario, il dibattito sull'indipendenza della stampa e sui confini della libertà di espressione dei magistrati rimane più aperto che mai.
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