L’applauso a Ranucci divide i magistrati: le parole di Ceccarelli e le chat dell’Anm sul caso Lavitola

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   La standing ovation tributata a Sigfrido Ranucci nell’ottobre del 2025 continua a tenere banco negli ambienti giudiziari, soprattutto dopo la recente confessione di Valter Lavitola, il faccendiere che si è autoaccusato di essere il mandante dell’attentato ai danni del conduttore di Report.

Se da un lato il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Tango, ha cercato di ridimensionare la portata politica del gesto, definendolo un semplice atto di solidarietà umana nei confronti di una persona vittima di un'aggressione, dall’altro sono emerse voci critiche all'interno della stessa magistratura, che parlano di un clima di strumentalizzazione e di un uso improprio delle aule giudiziarie in piena campagna referendaria.

La critica della giudice Ceccarelli e il "machiavellismo"

Tra i toni più aspri spiccano le dichiarazioni della giudice Natalia Ceccarelli, che ha commentato l'accaduto con parole durissime, definendo "machiavellico" l'atteggiamento tenuto nei confronti del giornalista. Secondo Ceccarelli, in quell'occasione Ranucci era stato letteralmente "portato in trionfo come fosse la Madonna", un'esaltazione che oggi, alla luce degli sviluppi investigativi legati a Lavitola, lascia un senso di profondo imbarazzo.

La magistrata ha sottolineato come l'Anm non possa più tacere di fronte a quanto accaduto, invitando l'associazione a una riflessione seria su un episodio che ha finito per mescolare il piano della solidarietà personale con quello, ben più delicato, della propaganda politica e della riforma della giustizia.

Le chat dei magistrati e le parole di Celli

Il dibattito, tuttavia, non è rimasto confinato alle interviste ufficiali. A infiammare le chat interne dei magistrati sono state le considerazioni espresse al Corriere della Sera da Stefano Celli, esponente di spicco dell'Anm e pm a Rimini, nonché membro della corrente Magistratura democratica. Proprio Celli, lo si ricorda, aveva invitato Ranucci a intervenire all'assemblea dei magistrati per il No al referendum, motivando la scelta con la volontà di ascoltare un testimone che aveva subito un attentato.

Nelle sue dichiarazioni, Celli aveva assicurato che non vi fosse alcun "imbarazzo" per quell'applauso scrosciante, ma le reazioni dei colleghi, filtrate attraverso i canali informali, raccontano una realtà molto più sfaccettata e complessa, dove il confine tra vicinanza umana e sostegno politico appare sempre più labile.

La replica del presidente Tango e le posizioni di Clementina Forleo

Il presidente Tango, intervenuto al Tg1, ha respinto con forza le accuse di collateralismo tra le toghe e il giornalista di Report, ribadendo che l'applauso fu un gesto spontaneo, dettato dalla circostanza che Ranucci era stato vittima di un grave episodio di violenza solo pochi giorni prima. "Giù le mani da Falcone e Borsellino", ha aggiunto Tango, riferendosi al controverso post del conduttore che accostava la sua vicenda personale a quella dei due giudici uccisi dalla mafia, un paragone che aveva suscitato forti polemiche proprio all'interno dell'Anm.

A spezzare ulteriormente il fronte dei magistrati ci ha pensato Clementina Forleo, presidente di sezione alla Corte d'appello di Roma, che ha bocciato senza appello l'utilizzo di un'aula di giustizia per un evento di quell tipo, soprattutto se organizzato in piena campagna per il referendum sulla separazione delle carriere. Forleo ha parlato apertamente di "degenerazioni correntizie", sostenendo che un sistema sano non avrebbe mai dovuto consentire una simile strumentalizzazione della sede istituzionale.

Il caso Lavitola e le implicazioni giudiziarie

La confessione di Valter Lavitola, che ha ammesso di essere il mandante dell'attentato a Ranucci, ha inevitabilmente riacceso i riflettori su quella giornata di ottobre, trasformando un episodio già controverso in un caso dai risvolti giudiziari ben più pesanti. Mentre le indagini proseguono per accertare le dinamiche e gli eventuali moventi dell'aggressione, il dibattito all'interno dell'Associazione Nazionale Magistrati si è spostato sulla necessità di fare chiarezza in merito ai rapporti tra alcuni esponenti del mondo giudiziario e il giornalista.

La preoccupazione, espressa da più parti, è che quell'applauso possa aver compromesso l'immagine di terzietà della magistratura, alimentando il sospetto di una vicinanza ideologica che, seppur smentita dai vertici, rischia di minare la fiducia dei cittadini nell'istituzione. In questo clima, l'invito della giudice Ceccarelli a non tacere rappresenta un monito, affinché l'Anm prenda le distanze da eventuali strumentalizzazioni future, concentrandosi esclusivamente sul rispetto del ruolo costituzionale che le è proprio.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.