Caso Ranucci: la scorta al centro delle indagini su Lavitola
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Redazione Interno
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Il caso Ranucci torna al centro delle indagini con gli accertamenti della Procura sulle dichiarazioni di Valter Lavitola e sul tema del potenziamento della scorta del conduttore di Report. Chiara Colosimo, presidente Fdi della bicamerale Antimafia, ha ribadito di non voler intervenire sulla vicenda oltre quanto già dichiarato e ha escluso un proprio intervento sulle indagini in corso. La posizione espressa riguarda anche la richiesta di chiarimenti sulla protezione di Sigfrido Ranucci, dopo l’attentato dinamitardo avvenuto davanti alla sua villetta di Torvaianica.
Colosimo ha confermato quanto aveva già affermato a luglio nel programma Rai “Filorosso”, durante una risposta a una domanda di Paolo Mieli, sostenendo che non fosse utile potenziare la scorta di Ranucci. La presidente della commissione Antimafia ha spiegato di non voler interferire con il lavoro degli investigatori e di non voler aggiungere altro rispetto alle dichiarazioni già rese. La questione della sicurezza del conduttore resta però uno degli elementi analizzati nell’ambito degli accertamenti che riguardano l’attentato e le circostanze che lo hanno preceduto.
Le verifiche della Procura sui messaggi di Lavitola
La Procura sta cercando di ricostruire un possibile movente dell’attentato attraverso l’analisi del computer di Valter Lavitola, considerato uno strumento utile per approfondire tempi, modalità e ragioni della vicenda. Gli inquirenti stanno esaminando anche considerazioni e commenti collegati alla difesa di Lavitola, assistito dai penalisti Sergio Cola e Arturo Cola, impegnati anche nel ricorso al Tribunale del Riesame. L’inchiesta richiede ulteriori verifiche proprio per chiarire il significato delle informazioni raccolte e dei rapporti emersi durante gli accertamenti.
I carabinieri del Nucleo Investigativo stanno valutando in particolare le dichiarazioni di Lavitola sulla necessità di rendere più efficace la scorta di Ranucci. L’obiettivo degli investigatori è capire se quelle affermazioni siano sostenute da elementi concreti oppure se possano nascondere un secondo fine. L’attenzione è quindi concentrata sui contenuti disponibili e sui collegamenti tra le diverse informazioni raccolte nel corso dell’indagine.
Le dichiarazioni di Lavitola dal carcere
Dal carcere di Rebibbia, dove si trova con l’accusa di essere il mandante dell’attentato dinamitardo ai danni di Sigfrido Ranucci, Valter Lavitola ha parlato attraverso il suo legale Arturo Cola. L’avvocato è andato a incontrarlo in carcere e ha riferito la posizione di Lavitola, che ha definito l’attentato una scelta presa in autonomia. Secondo quanto riportato, Lavitola avrebbe anche espresso il proprio rimorso per avere coinvolto una persona che considera come un fratello.
Nelle sue dichiarazioni Lavitola ha difeso il rapporto con Ranucci, descrivendo Sigfrido come una persona a lui molto vicina e sostenendo che l’idea dell’attentato sarebbe stata soltanto sua. Allo stesso tempo avrebbe affermato che il conduttore di Report poteva probabilmente aver intuito chi fosse il mandante dell’azione dopo l’esplosione della bomba davanti alla sua abitazione di Torvaianica. Le sue parole sono ora oggetto di valutazione da parte degli investigatori insieme agli altri elementi dell’inchiesta.
La pista del possibile depistaggio e la lettera anonima
Nell’indagine è emerso anche il tema di un possibile depistaggio ai danni dei pubblici ministeri. Gli investigatori stanno analizzando nuovi elementi collegati alla vicenda, mentre resta aperta la ricerca di un movente plausibile per l’attentato contro Ranucci. Tra gli elementi considerati c’è anche una lettera anonima ricevuta dal conduttore di Report e dalla Procura di Roma, indicata come possibile apertura di una nuova pista investigativa.
La lettera è stata collegata a un articolo pubblicato dal Fatto il 21 novembre 2025, a un mese dall’attentato sotto casa di Sigfrido Ranucci. Il contenuto della missiva e gli elementi raccolti dagli investigatori vengono valutati nell’ambito degli approfondimenti in corso. La Procura continua quindi a esaminare dichiarazioni, messaggi e documenti per ricostruire i passaggi della vicenda e chiarire il quadro relativo all’attentato.
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