Scorta a Ranucci, Colosimo valuta una riduzione dopo il caso Lavitola
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Redazione Interno
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La scorta a Ranucci potrebbe essere ridotta dopo le dichiarazioni di Chiara Colosimo sul caso Lavitola e sull’attuale livello di tutela garantito al giornalista e conduttore di Report. La presidente della Commissione antimafia ha spiegato di essere stata lei stessa a ritenere necessario un aumento della protezione dopo la notizia dell’attentato davanti alla villetta di Sigfrido Ranucci a Pomezia, ma ora ritiene che le condizioni emerse successivamente abbiano modificato il quadro. «Sono stata io la prima a ritenere opportuno un aumento della tutela per Ranucci. Ma penso che dopo quanto emerso, al momento, non ha più motivo di essere così elevata», ha dichiarato al Corriere.
La questione riguarda la tutela assegnata a Ranucci dopo l’esplosione avvenuta davanti alla sua abitazione di Campo Ascolano, a Pomezia. Il potenziamento della scorta era arrivato in seguito all’attentato, mentre nelle ultime ore il dibattito si è concentrato sulle dichiarazioni relative a Valter Lavitola, detenuto nel carcere di Rebibbia e indicato come mandante dell’azione. Secondo quanto riferito dal suo avvocato Arturo Cola, Lavitola avrebbe sostenuto che la scelta dell’attentato sia stata esclusivamente sua e frutto di un’iniziativa autonoma.
Le dichiarazioni di Lavitola e la posizione della difesa
L’avvocato Arturo Cola, uscendo dal carcere di Rebibbia, ha ribadito ai cronisti le parole del suo assistito in merito al possibile coinvolgimento di altre persone nell’attentato contro Sigfrido Ranucci. Secondo il legale, la scelta sarebbe stata soltanto di Lavitola, che avrebbe agito senza un ulteriore livello di coinvolgimento. La vicenda resta legata anche alle motivazioni attribuite all’azione, con l’imprenditore che avrebbe dichiarato di aver organizzato l’attentato proprio per aumentare la protezione destinata al giornalista.
Nel racconto fornito dalla difesa emerge anche la condizione personale di Lavitola durante la detenzione. Arturo Cola ha parlato di una situazione psicologica certamente non facile, legata alla consapevolezza di aver compiuto una scelta autonoma e di aver causato conseguenze a due persone considerate vicine: un figlio, indicato in Gomes, e un fratello, riferimento fatto a Ranucci. L’avvocato ha inoltre riportato che l’unico vero ordine, secondo quanto affermato da Lavitola, sarebbe stato quello di evitare che qualcuno potesse farsi male.
Chi decide sulla modifica della scorta a Ranucci
La possibile riduzione della scorta a Ranucci non dipende però direttamente dalla posizione espressa da Chiara Colosimo. La decisione sul livello di tutela spetta infatti all’UCIS del Viminale, l’organismo chiamato a valutare gli elementi necessari per stabilire eventuali modifiche alla protezione assegnata. La presidente della Commissione antimafia ha espresso la propria valutazione alla luce delle nuove informazioni emerse dopo la confessione di Lavitola.
Il nodo centrale resta quindi il collegamento tra l’attentato di Pomezia, l’ammissione attribuita a Lavitola e la valutazione delle esigenze di sicurezza per Sigfrido Ranucci. La scorta era stata aumentata dopo l’esplosione davanti alla sua abitazione, mentre ora il livello di tutela potrebbe essere sottoposto a una nuova valutazione sulla base degli elementi emersi nel corso dell’inchiesta e delle dichiarazioni rese dalla difesa.
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