Garlasco, la Procura di Pavia invia gli atti a Milano per valutare la revisione della sentenza Stasi
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Redazione Interno
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La Procura di Pavia ha trasmesso alla Procura Generale di Milano il fascicolo con gli atti depositati in occasione della nuova chiusura delle indagini nei confronti di Andrea Sempio, indagato per l'omicidio di Chiara Poggi. L'obiettivo è consentire all'ufficio milanese di valutare un'eventuale richiesta di revisione della sentenza con cui Alberto Stasi, all'epoca fidanzato della vittima, è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione.
Le carte sono arrivate sul tavolo della procuratrice generale Francesca Nanni e della sua vice Lucilla Tontodonati, che stanno esaminando la documentazione senza che, al momento, sia stata presa alcuna decisione in merito.
Un percorso giudiziario dai tempi lunghi
La strada verso un'eventuale revisione non sarà breve. La stessa procuratrice generale di Milano ha parlato di un percorso «lungo e tortuoso», ricordando che per riaprire un processo definito serve una novità capace di ribaltare il giudicato, come una confessione o una prova nuova e decisiva. Nel frattempo, la difesa di Stasi, rappresentata dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, lavora alla predisposizione dell'istanza da presentare alla Corte d'Appello di Brescia.
L'elemento centrale su cui i legali intendono puntare riguarda le analisi compiute dal Ris di Parma nel settembre 2007 sui pedali della bicicletta di Stasi: secondo la difesa, due contro-analisi del 20 settembre con esito negativo non sarebbero state depositate negli atti del procedimento, né messe a disposizione dei consulenti di parte. Su quel primo risultato positivo si era costruita una parte rilevante della ricostruzione accusatoria che aveva portato al fermo di Stasi il 24 settembre 2007.
La disciplina della revisione nel codice di procedura penale
L'articolo 630 del codice di procedura penale stabilisce in quali casi può essere richiesta la revisione di una sentenza di condanna divenuta irrevocabile. Le ipotesi sono tassative e includono l'inconciliabilità dei fatti posti a fondamento della sentenza con quelli stabiliti in un'altra sentenza penale irrevocabile, la sopravvenienza o la scoperta di nuove prove che, da sole o unite a quelle già valutate, dimostrino che il condannato deve essere prosciolto, e la dimostrazione che la condanna venne pronunciata in conseguenza di falsità in atti o in giudizio.
Nel caso di Garlasco, l'ipotesi prospettata dalla difesa di Stasi si lega alla mancata trasmissione di risultati di analisi che, se conosciuti all'epoca, avrebbero potuto orientare diversamente le indagini. La giurisprudenza recente della Cassazione ha però chiarito che non costituisce prova nuova un elemento già esistente negli atti processuali, ancorché non conosciuto o non valutato dal giudice: la novità deve essere oggettiva e il suo peso decisivo ai fini del proscioglimento.
La posizione della famiglia Poggi
I genitori di Chiara Poggi e il fratello Marco hanno deciso di non costituirsi parte civile nell'eventuale processo a carico di Sempio. L'avvocato Francesco Compagna, che assiste la famiglia insieme al collega Gian Luigi Tizzoni, ha spiegato che non vi è alcuna pretesa economica da avanzare «nei confronti di persone innocenti». Tizzoni ha aggiunto che, finché resterà esecutiva la sentenza a carico di Stasi, una costituzione di parte civile contro Sempio sarebbe «come richiedere due volte un risarcimento per lo stesso reato».
I legali dei Poggi hanno anche annunciato che prenderanno parte a un eventuale giudizio di revisione, qualora la difesa di Stasi dovesse presentare l'istanza.
Le parole di Elisabetta Ligabò
Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, è intervenuta dopo la chiusura delle indagini con una dichiarazione al Giornale: «È arrivato il tempo della giustizia, quella con la G maiuscola. Dopo tanti anni di buio e di dolore, passo dopo passo, sta venendo a galla quella verità che io e mio marito abbiamo sempre saputo. Alberto è innocente». La donna ha ribadito la fiducia nella procura, auspicando che vengano accertate le responsabilità e i motivi della mancata trasmissione dei dati, e ha concluso ricordando Chiara Poggi: «Chiara è nel mio cuore da sempre. Tutto questo è anzitutto per lei».
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