Veneto, la sfida di Zaia e il nodo della lista personale: Tajani dice no, Salvini temporeggia
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Redazione Interno
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Il Veneto si conferma un rompicapo per il centrodestra, che deve fare i conti con un’eredità politica ingombrante: quella di Luca Zaia, il governatore uscente il cui peso – elettorale e simbolico – rende impossibile qualsiasi transizione indolore. Alle regionali del 2020, la sua Lista Zaia raccolse quasi il 45% dei consensi, surclassando i partiti di coalizione: un risultato che, da solo, superò di tre volte quello della Lega, quadruplicò Fratelli d’Italia e decuplicò Forza Italia. Numeri che spiegano perché, oggi, ogni mossa sul dopo-Zaia sia un equilibrio delicato tra ambizioni personali e strategie di partito.
La partita si gioca su due fronti. Da un lato, c’è la questione della successione: la Lega punta sul vicesegretario federale Alberto Stefani, mentre Fratelli d’Italia valuta i senatori Raffaele Speranzon e Luca De Carlo. Dall’altro, resta irrisolto il nodo della lista personale voluta da Zaia, che – nonostante le resistenze della coalizione e persino di Matteo Salvini – continua a insistere per un simbolo autonomo, svincolato da quello che unirà Lega, FdI e Forza Italia. Una posizione che, se da un lato riflette il suo radicamento territoriale, dall’altro rischia di frammentare il centrodestra in una regione chiave.
Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ha già chiuso la porta all’ipotesi: «No alla lista Zaia», ha detto senza mezzi termini. Salvini, invece, preferisce glissare, lasciando aperto un negoziato che per ora procede a singhiozzi. Zaia, dal canto suo, nega di voler correre da solo ma non rinuncia a chiedere un vertice di coalizione, sostenendo che «c’è tempo» per trovare un accordo. Intanto, il calendario elettorale resta incerto: il governatore spera in un election day con almeno alcune delle sei regioni chiamate al voto, ma la discussione sul Veneto, al momento, sembra relegata in fondo all’agenda del centrodestra.




