Paolo Mieli: "L'accordo su Almasri è opera di un governo di sinistra"
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Redazione Economia
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Paolo Mieli, storico e giornalista, è intervenuto nel dibattito sul caso del generale libico Almasri, figura controversa al centro di un intricato scenario politico e giudiziario. Durante la trasmissione L’Aria che tira su La7, condotta da David Parenzo, Mieli ha sottolineato come l’accordo che ha portato al rimpatrio di Almasri in Libia sia stato stipulato da un governo di sinistra, ribadendo che l’attuale esecutivo, guidato da Giorgia Meloni, si è trovato a gestire una situazione già delineata. "Meloni viene incolpata di una cosa che le è capitata tra capo e collo", ha affermato, evidenziando come la decisione di rimandare il generale libico nel suo Paese fosse inevitabile, considerato il pericolo che rappresentava per la sicurezza nazionale.
Almasri, ex capo delle carceri libiche, era stato arrestato in Italia per poi essere rilasciato e rispedito in Libia, nonostante le accuse di crimini contro l’umanità che lo vedevano coinvolto. Mieli ha ricordato che l’accordo con le autorità libiche, finalizzato a contenere i flussi migratori, risale a un periodo in cui al governo c’era la sinistra, lasciando intendere che le critiche rivolte all’attuale esecutivo siano in parte strumentali. "È ovvio che andava restituito", ha aggiunto, sottolineando la logica dietro una scelta che, seppur controversa, aveva una sua coerenza strategica.
Intanto, il caso continua a far discutere, complicando ulteriormente la posizione del governo. Le opposizioni hanno sollevato interrogativi sulla gestione della vicenda, accusando l’esecutivo di opacità e di aver favorito il rimpatrio di un uomo accusato di gravi violazioni dei diritti umani. A ciò si aggiunge una nuova denuncia presentata da Lam Magok Biel Ruei, rifugiato sudsudanese, che ha accusato Giorgia Meloni, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il Guardasigilli Carlo Nordio di favoreggiamento nei confronti di Almasri. Ruei sostiene che il governo fosse a conoscenza del mandato di arresto internazionale emesso dall’Aia e che abbia chiesto di mantenere il riserbo sull’operazione, alimentando ulteriori polemiche.
Parallelamente, il panorama finanziario italiano è stato scosso dalle dichiarazioni di Ignazio Angeloni, ex membro del board della vigilanza unica della Bce, che ha commentato la possibile scalata di Mediobanca a Monte dei Paschi di Siena. Angeloni ha paragonato l’operazione a un’acquisizione di Goldman Sachs da parte di una media banca americana, sottolineando la necessità di rafforzare le banche italiane su base europea e promuovere gli interessi nazionali attraverso operazioni di mercato che ne favoriscano la crescita.




