Aeroporti di Rimini, Forlì e Parma: dall'anno prossimo via la tassa comunale sull'imbarco
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Redazione Interno
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Un intervento normativo, inserito nel disegno di legge di bilancio e approvato in commissione al Senato, modifica il panorama fiscale per tre scali emiliano-romagnoli. L'emendamento, di carattere bipartisan, stabilisce infatti che, al fine di incrementare i flussi turistici, negli aeroporti della regione che abbiano registrato nel 2024 un traffico annuo inferiore alle 700.000 unità, non si applichi più, a partire dal primo gennaio 2026, l'addizionale comunale sui diritti d'imbarco. Una misura che, come sottolineato dalla politica regionale, rientra in una strategia organica di rilancio delle infrastrutture aeroportuali locali, ciascuna dotata di proprie specificità.
La strategia regionale per la competitività degli scali
L'iniziativa legislativa, come spiegato dal presidente della Regione Michele de Pascale insieme alle assessore competenti, era stata sollecitata dall'esecutivo regionale al governo centrale, configurandosi come un tassello fondamentale per rendere il territorio "sempre più attrattivo e raggiungibile". La soppressione dell'imposta, tecnicamente una tassa municipale a carico delle compagnie aeree ma che spesso si riversa sul costo finale del biglietto per il passeggero, mira esplicitamente a migliorare la competitività degli scali di Rimini "Fellini", Forlì "Ridolfi" e Parma. L'obiettivo dichiarato è quello di creare condizioni più favorevoli, specialmente per gli vettori low-cost, i quali potrebbero essere incentivati ad ampliare l'offerta di rotte da queste basi operative, grazie a margini economici più consistenti.
Le ricadute attese per il traffico passeggeri
Le prospettive, secondo le attese della giunta regionale, sono di una crescita significativa del movimento. Lo scalo di Rimini, per fare un esempio concreto, punta a superare la soglia dei 770.000 passeggeri una volta che la misura diverrà operativa, sfruttando il vantaggio di poter presentare alle compagnie aeree un costo di esercizio ridotto. Il medesimo principio si applica, in maniera del tutto analoga, agli aeroporti di Parma e Forlì, che potranno così tentare di ritagliarsi una posizione più solida nel panorama della mobilità aerea nazionale. La decisione di legare l'esenzione al dato di traffico del 2024, del resto, delinea un intervento selettivo volto a sostenere quelle infrastrutture che, pur non raggiungendo determinate dimensioni, rappresentano un asset cruciale per la connettività del loro bacino di riferimento.
Il quadro normativo e gli sviluppi futuri
La manovra, passata al vaglio della commissione Bilancio di Palazzo Madama, si limita a disciplinare l'aspetto fiscale, demandando alle politiche commerciali dei singoli gestori aeroportuali e delle compagnie la concretizzazione degli effetti sperati. Non si tratta, è bene precisarlo, di uno sconto diretto al passeggero, bensì di una detassazione per gli operatori, la cui ricaduta in termini di prezzi o di nuove destinazioni non è automatica ma affidata alle dinamiche di mercato. Tuttavia, l'azzeramento di quello che viene comunemente definito come un onere di carattere locale rimuove un elemento di costo, rendendo potenzialmente più appetibile l'operare in quegli scali per quelle compagnie che basano il proprio modello di business sulla stretta contenzione delle spese.




