Ryanair congela i piani per la Sardegna, la tassa d’imbarco frena lo sviluppo dell’isola

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Sarà un’estate sostanzialmente identica a quella del 2025 per il trasporto aereo low cost da e per la Sardegna. Ryanair, presentando il proprio operativo per la stagione 2026, ha confermato un programma che, pur mantenendo invariata la propria massiccia presenza nell’isola con tre aeromobili basati a Cagliari – un investimento che la compagnia valuta nell’ordine dei 300 milioni di dollari – non prevede alcun incremento del traffico passeggeri rispetto all’anno precedente. Si tratta, nelle parole del vettore, di un inevitabile stallo dettato dalla mancata abolizione dell’addizionale municipale, la cosiddetta council tax, una voce di costo che grava sui biglietti e che, secondo l’analisi della società irlandese, rappresenta un ostacolo insormontabile per qualsiasi piano di sviluppo nell’isola. Si attesteranno così sui 4,5 milioni i viaggiatori trasportati annualmente, un dato che Ryanair collega direttamente al perdurare di un balzello ritenuto penalizzante tanto per la domanda locale quanto per l’attrattività turistica della regione -1-6-9.

La posizione del vettore, ribadita da Fabrizio Francioni, responsabile delle comunicazioni per l’Italia, è netta nel delineare il contrasto con altre aree del paese. Mentre in Sardegna il traffico “resterà piatto”, altrove, grazie a scelte politiche diametralmente opposte, si registra una crescita definita “trasformativa”. Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e, da ultima, l’Emilia-Romagna – regioni che hanno optato per la rimozione di questo tributo – stanno beneficiando, a detta della compagnia, di un significativo incremento della connettività, con l’arrivo di nuovi aeromobili e l’attivazione di rotte aggiuntive, fattori che alimentano un circolo virtuoso per i flussi turistici e l’occupazione locale -1-2-7. La scelta della Regione Sardegna di mantenere in vigore l’addizionale, dunque, posiziona l’isola in una sorta di limbo competitivo, incapace di attrarre quei volumi di traffico aggiuntivo che, viceversa, vengono dirottati verso scali ritenuti più virtuosi dal punto di vista fiscale.

La strategia emiliano-romagnola e il caso Bologna

Proprio il caso dell’Emilia-Romagna fornisce la lente attraverso cui leggere le dinamiche in atto. Qui la giunta guidata da Michele de Pascale ha portato a compimento una manovra, caldeggiata in campagna elettorale e poi recepita in sede di bilancio nazionale, che elimina l’addizionale per gli aeroporti minori di Forlì, Parma e Rimini, con l’obiettivo dichiarato di rilanciare quegli scali e nel contempo decongestionare il Marconi di Bologna, il cui sviluppo esponenziale solleva ormai da tempo problemi di saturazione e di impatto acustico sul territorio -3-7. Una strategia che ha immediatamente sortito l’effetto sperato da Ryanair: la compagnia ha risposto con l’annuncio di venti nuove rotte in partenza da questi tre scali, premiando di fatto la politica di abbattimento dei costi di accesso -2-7.

Tuttavia, la decisione non è esente da critiche e ha acceso il dibattito, in particolare a Bologna, dove la tassa rimane in vigore. L’amministratore delegato dell’aeroporto Marconi, Nazareno Ventola, aveva già paventato il rischio di una “distorsione del mercato” dovuta a questa asimmetria competitiva, un timore raccolto anche dall’assessore ai Trasporti del comune felsineo, Michele Campaniello, il quale ha espresso preoccupazione per le “eventuali ripercussioni occupazionali” che il rafforzamento degli altri scali potrebbe indirettamente causare sul polo principale della regione -3-7. Una preoccupazione, quella per i livelli occupazionali del Marconi, che non trova però eco nelle dichiarazioni della Cgil di Forlì, la quale invece guarda con favore alle nuove opportunità per il proprio territorio, evidenziando la complessità di un quadro in cui gli interessi delle diverse province non sempre coincidono.

La potenziale ricompensa per l’isola in caso di abolizione

Tornando al dossier Sardegna, Ryanair delinea in controluce ciò che l’isola sta perdendo. Il mantenimento dello status quo – tre aerei e 73 rotte – rappresenta infatti una fotografia statica che contrasta con il potenziale di sviluppo che la compagnia dichiara di essere pronta a sbloccare immediatamente qualora la Regione decidesse di fare un passo indietro sulla tassa. Il pacchetto sul tavolo, più volte illustrato, è imponente: si parla di un incremento del 40% del traffico passeggeri, con due milioni di viaggiatori in più all’anno, un investimento aggiuntivo di 400 milioni di dollari per portare nell’isola quattro nuovi aeromobili e, soprattutto, la creazione di una nuova base operativa nel Nord Sardegna, un progetto che da solo varrebbe la generazione di oltre 900 posti di lavoro locali -1-6-9.

Si tratterebbe di un salto di qualità nella connettività dell’isola, con l’apertura di rotte verso mercati chiave come Germania, Francia, Regno Unito e i Paesi nordici, flussi turistici ad alto potenziale di spesa che rappresentano da sempre un obiettivo per il comparto alberghiero e ricettivo sardo. L’offerta della compagnia, in questo senso, è chiara: la rimozione dell’addizionale municipale, considerata una “tassa regressiva” che colpisce soprattutto i passeggeri e la loro capacità di accesso a tariffe agevolate, fungerebbe da catalizzatore immediato per un rilancio su larga scala del sistema aeroportuale regionale -1-9.

L’incerta manovra della Regione e i tempi della politica

La palla, a questo punto, passa inevitabilmente alla politica regionale. Dalla giunta guidata da Alessandra Todde, nelle scorse settimane, erano filtrate alcune indiscrezioni circa possibili interventi correttivi sulla fiscalità legata al trasporto aereo. Nell’ambito dei lavori per la legge di Bilancio 2026, infatti, si era parlato della possibilità di introdurre una sospensione stagionale dell’addizionale, limitandone l’applicazione ai soli mesi invernali, una misura che avrebbe rappresentato un parziale ma significativo segnale di apertura verso le richieste dei vettori e che avrebbe avuto un costo contenuto per le casse regionali, stimato tra i tre e i quattro milioni di euro -5.

Tuttavia, l’iter della manovra si è rivelato complesso. La misura, che avrebbe dovuto trovare spazio nel testo finale della finanziaria, sembra aver incontrato resistenze in seno alla stessa maggioranza, con alcune voci, in particolare all’interno del Partito Democratico, che avrebbero manifestato perplessità sull’opportunità del taglio. L’ultima parola, come spesso accade in questi frangenti, spetta al Consiglio regionale, dove il dibattito sulla misura si preannuncia acceso e dove non è affatto scontato che si riesca a trovare una quadra per accogliere le sollecitazioni della compagnia aerea. Al momento, dunque, l’unica certezza per i viaggiatori diretti in Sardegna è che, per l’estate 2026, l’offerta di voli Ryanair non subirà né tagli né incrementi, rimanendo ancorata ai livelli dell’anno precedente.

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