Donna morta al Mandrione, l'anfratto dell'orrore tra i rifiuti. Il cellulare sparito e gli interrogativi sulla fine di Emanuela
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Redazione Interno
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Il telefonino di Emanuela Ruggeri, scomparsa da Colli Aniene il 14 luglio, potrebbe essere sepolto sotto quel cumulo di immondizia che da mesi occupa un angolo di via del Mandrione, tra le mura antiche ormai ridotte a rudere. Lì, protetta da cespugli e rovi, si staglia una discarica abusiva: trolley, elettrodomestici, coperte e bottiglie, al centro delle quali, domenica scorsa, è stato rinvenuto il corpo senza vita della 32enne. Adagiato su un materasso lurido, parzialmente coperto, «come se qualcuno avesse voluto nasconderlo», racconta Antonio Andreuccioli, il residente che ha dato l’allarme dopo aver notato «un odore sempre più forte» nei giorni precedenti.
La dinamica della morte resta incerta, sebbene le indagini non escludano un’overdose, dato il possibile passato di tossicodipendenza della vittima. Ma sono troppi i particolari che non convincono. Perché Emanuela, dopo essere uscita di casa, è finita in quel lembo di periferia est, lontano dai luoghi che frequentava? E soprattutto, dove si trova il suo cellulare, elemento chiave per ricostruire gli ultimi spostamenti? «Hanno creato una barriera per nascondere il corpo», insiste Andreuccioli, descrivendo una scena che lascia presagire un tentativo di occultamento.




