Caso Minetti, le prime verifiche dall’Uruguay: adozione regolare ma restano i dubbi sul “cambio vita”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono attesi nei prossimi giorni sviluppi sostanziali nel fascicolo che vede protagonista l’ex consigliera regionale lombarda, Nicole Minetti, condannata in via definitiva a tre anni e undici mesi di reclusione per lo sfruttamento della prostituzione – nel noto “caso Ruby” – e per peculato. La Procura generale di Milano, guidata dalla procuratrice Francesca Nanni e dal sostituto Gaetano Brusa, ha cominciato a ricevere i primi riscontri ufficiali dalle autorità straniere, in particolare dall’Uruguay e dalla Spagna, nell’ambito di quell’istruttoria supplementare che era stata disposta per fare piena luce sui presupposti della grazia presidenziale. La richiesta di clemenza, accordata dal capo dello Stato, era stata motivata dalle gravi condizioni di salute di un minore, un bambino malato che la coppia formata dalla Minetti con Giuseppe Cipriani avrebbe adottato, il quale necessita di cure specialistiche seguite anche a Boston, negli Stati Uniti.

Un’adozione sotto la lente d’ingrandimento

Le prime risposte parziali giunte sul tavolo dei magistrati milanesi – acquisite anche grazie alla collaborazione dell’Interpol, attivata con la massima urgenza – sembrano restituire un quadro più definito riguardo la regolarità formale dell’iter adottivo. Secondo quanto emerge dagli accertamenti, la procedura seguita in Uruguay dalla coppia sarebbe sostanzialmente in regola, un aspetto, questo, che troverebbe conferma nel fatto che la sentenza del tribunale di Maldonado è stata comunque resa esecutiva, nel luglio del 2024, dal Tribunale per i minorenni di Venezia. I giudici italiani, all’epoca, avevano riconosciuto lo “stato di abbandono” del minore, presupposto fondamentale per la validità dell’adozione anche nel nostro ordinamento. Le stesse autorità uruguaiane, attraverso l’Inau (l’Istituto nazionale per l’infanzia e l’adolescenza), hanno ribadito nelle scorse ore come la scelta di affidare il bambino alla coppia formata dalla Minetti e da Cipriani sia arrivata al termine di una complessa valutazione comparativa, che ha escluso la possibilità di un affidamento a un’altra famiglia potenzialmente idonea, alla luce delle specifiche esigenze mediche del piccolo e delle risorse economiche necessarie per sostenerne le cure.

L’altra faccia della medaglia: le verifiche in Spagna

Se sul fronte dell’adozione sembrano attenuarsi i sospetti iniziali di una pratica occulta o totalmente fraudolenta, resta ancora aperto – e tutt’altro che definito – il secondo filone dell’indagine supplementare. I magistrati stanno infatti analizzando con particolare attenzione quella che nella documentazione ufficiale viene definita la “seria volontà di riscatto sociale” dell’ex consigliera, condizione necessaria per ritenere legittimo l’esercizio della clemenza da parte del Quirinale. In altre parole, si cerca di capire se la Minetti abbia realmente e sostanzialmente preso le distanze dal tenore di vita precedente – quello che l’aveva portata a frequentare i salotti del potere e a rispondere di reati legati alla prostituzione – oppure se, come ipotizzato da alcune ricostruzioni giornalistiche, la residenza a Punta del Este e gli spostamenti a Ibiza nascondano una continuità con vecchi stili di vita. La Procura generale ha quindi delegato accertamenti mirati anche in Spagna, volti a verificare la natura degli spostamenti della 41enne e la sua presenza sul territorio iberico, laddove sarebbero stati segnalati presunti party o incontri mondani.

In attesa del quadro definitivo

Sono ancora in corso, quindi, le verifiche sulla posizione della donna, che al momento risulta incensurata all’estero e senza procedimenti penali pendenti in Uruguay, così come risultano assenti segnalazioni a suo carico nelle banche dati delle polizie internazionali. La strategia investigativa messa in campo dalla procura generale segue un doppio binario complementare: da un lato la conferma della regolarità burocratica dell’adozione – che sembra reggere al vaglio dei primi riscontri – dall’altro l’approfondimento comportamentale richiesto dal cosiddetto “cambio vita”. I legali della Minetti hanno incontrato i magistrati consegnando ulteriore documentazione a sostegno della loro tesi, che ribadisce la buona fede della coppia e l’assenza di qualsiasi intento simulatorio nella richiesta di clemenza. Francesca Nanni e Gaetano Brusa hanno comunque chiarito che solo quando disporranno di un quadro probatorio completo – e dunque al termine di tutti gli accertamenti delegati all’Interpol e ai carabinieri – si esprimeranno definitivamente. Il parere finale della procura, che verrà trasmesso al ministero della Giustizia e successivamente al Colle, potrebbe confermare quello favorevole già espresso in passato oppure essere modificato, qualora dagli atti emergessero concreti elementi “ostativi” in grado di inficiare le motivazioni umanitarie alla base della grazia.

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