Nicole Minetti e l’adozione in Uruguay: dall’Inau “valutazione regolare dopo un lungo iter”
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Redazione Interno
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Il bambino affidato a Nicole Minetti e al compagno Giuseppe Cipriani – lei ex igienista dentale e figura già nota al grande pubblico per la condanna nel processo Ruby, lui imprenditore di successo – è stato oggetto di una “valutazione regolare” giunta al termine di “un iter lungo e complesso”. A sostenerlo, come riporta il quotidiano uruguaiano El Observador, è lo stesso Inau, l’ente che nel paese sudamericano gestisce le pratiche di adozione internazionale. La scelta, precisa l’istituto, non sarebbe stata né frettolosa né tantomeno dettata da presunte agevolazioni economiche; al contrario, si sarebbe basata su una attenta comparazione tra diverse famiglie aspiranti all’adozione, tutte rigorosamente sottoposte al medesimo set di verifiche. Eppure, nonostante la ricostruzione ufficiale, permangono dubbi su taluni passaggi procedurali – dubbi che riguardano meno la fase finale dell’affidamento e più il contesto giudiziario e politico che da settimane avvolge la vicenda come un alone di opacità.
L’avvocata della famiglia biologica diede il consenso, poi morì
Uno degli snodi più delicati – e meno indagati nel dibattito italiano – riguarda il parere dell’avvocata d’ufficio che rappresentava la famiglia d’origine del minore. Secondo quanto emerso dagli atti, la legale dichiarò in udienza che «vi sono elementi processuali e sostanziali sufficienti per accogliere» la domanda di adozione presentata da Minetti e Cipriani. Una presa di posizione netta, che nelle more del procedimento avrebbe dovuto suggellare la correttezza dell’iter. Ma quella stessa avvocata, oggi, non è più in vita: un dato, quest’ultimo, che non modifica il valore tecnico della sua dichiarazione ma che di certo impedisce qualsiasi approfondimento diretto sulle sue eventuali riserve o precisazioni. Il consenso formale – va detto – c’è stato, e viene citato da chi difende l’operato dell’Inau come una sorta di scudo contro le critiche. Resta però da chiedersi se un consenso legale, per quanto espresso, valga sempre come certificazione di totale trasparenza, specie laddove alcune fasi del lungo iter appaiono ancora poco documentate.
Il presidente dell’Inau: “Soldi? Non hanno pesato, solo l’affetto. Interpol? Non ci ha contattato”
Intervistato dallo stesso El Observador, il presidente dell’Inau ha respinto con decisione l’idea che la posizione economica della coppia abbia influito sulla decisione finale. «Abbiamo rispettato la legge – ha dichiarato – e non hanno pesato i soldi, ma l’affetto». Un’affermazione che, in un contesto mediatico spesso incline a leggere le adozioni internazionali come un mercato parallelo, suona quasi come una provocazione. Alla domanda se l’Interpol abbia già contattato l’ente uruguaiano dall’Italia, la risposta è stata altrettanto secca: «No, assolutamente no. So che è stata inviata una richiesta d’informazioni e naturalmente collaboreremo». Il presidente ha poi tenuto a marcare una distanza netta tra la dimensione giudiziaria-amministrativa (di sua competenza) e quella politica, esplosa invece a Roma: «La controversia politica è nata in Italia e non spetta certo a me immischiarmi». Aggiungendo, infine, di non aver sentito né Minetti né Cipriani nell’ultima settimana.
Il “mistero della seconda vita”: Nicole Minetti parla, ma nessuno sa da dove
Proprio mentre gli uffici dell’Inau ribadivano la regolarità del loro operato, in Italia si rincorreva un’altra ombra: la posizione geografica di Nicole Minetti. La sua voce è tornata a farsi sentire con toni netti, quasi di sfida, in una nota in cui ha attaccato frontalmente le ricostruzioni emerse negli ultimi giorni. Ma il punto è proprio questo: da dove parlava? Italia, Ibiza, New York o Uruguay? Nessuna conferma ufficiale, solo ipotesi che si moltiplicano mentre il caso della grazia concessa dal presidente Sergio Mattarella continua a occupare le cronache. L’ex consigliera regionale lombarda – condannata a 3 anni e 11 mesi nel quadro del procedimento Ruby – ha rotto un silenzio che durava da mesi, ma lo ha fatto senza offrire elementi certi sulla propria residenza. Un’ambiguità che alimenta ulteriormente le ricostruzioni più fantasiose, senza però aggiungere fatti nuovi alla vicenda adottiva. E mentre la richiesta d’informazioni da Roma viaggia verso Montevideo, l’unico dato certo resta quello fornito dall’Inau: l’iter fu lungo, complesso e comparativo. Tutto il resto – compresa la voce di Minetti senza coordinate – appartiene ancora al regno delle supposizioni.




