Il caso Minetti e l’adozione in Uruguay: i dubbi della procura sulla richiesta di grazia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura generale di Milano ha avviato una serie di verifiche all’estero – da condurre a termine nel più breve tempo possibile, “andando alla fonte”, come spiegano fonti giudiziarie – per fare piena luce sui presupposti che hanno portato alla concessione della grazia a Nicole Minetti. L’ex igienista dentale, tornata in Italia nel 2024 dopo un periodo di residenza in Uruguay, si è vista riconoscere la clemenza dal presidente della Repubblica sulla base di ragioni umanitarie legate quasi esclusivamente alla condizione del figlio adottivo, un bambino malato che necessita di cure specialistiche seguite negli Stati Uniti. Proprio la necessità di non interrompere il percorso terapeutico del minore, unita al bisogno di preservare il legame con il paese d’origine da dove è stato portato via due anni fa, rappresenta il cuore della motivazione che ha sostenuto l’istanza di clemenza.

L’adozione contestata e il vuoto attorno al bambino “che nessuno voleva”

Ma è proprio sulla regolarità di quella procedura adottiva – celebrata in Uruguay nel 2023 – che si concentrano ora i controlli della Procura generale. Gli inquirenti milanesi hanno attivato rogatorie e approfondimenti documentali per stabilire se la sentenza di adozione sia stata emessa nel rispetto delle normative locali e internazionali, e se emerga traccia di eventuali indagini pendenti o già archiviate sul conto della beneficiaria della grazia. A gettare ombre sulla vicenda è, tra l’altro, una dichiarazione raccolta dalla referente dell’Inau (l’istituto uruguaiano per l’infanzia e l’adolescenza): secondo la funzionaria, nessuno voleva quel bambino malato, rimasto per tre anni in struttura “senza una famiglia che se ne volesse occupare”. Una circostanza, quest’ultima, che alimenta i dubbi sulla versione fornita dalla stessa Minetti circa le sue condanne penali pregresse – mai completamente dichiarate secondo alcuni sospetti – e il loro eventuale occultamento ai fini dell’adozione.

I legali consegnano gli atti, la procura cerca la verità in Uruguay

I legali di Nicole Minetti hanno fatto sapere di aver trasmesso alle autorità italiane tutta la documentazione relativa all’iter adottivo, comprese le certificazioni uruguaiane. Tuttavia, la Procura generale non si ferma alle carte depositate volontariamente: vuole accedere direttamente alle fonti sudamericane, verificando se l’ex consigliera regionale abbia omesso informazioni rilevanti – ad esempio precedenti penali o procedimenti in corso – quando ha chiesto di poter adottare il minore. L’esito di questi accertamenti, che includono anche la ricostruzione dei movimenti del bambino tra Uruguay, Stati Uniti e Italia, potrebbe portare a una riconsiderazione della grazia concessa. Se dovessero emergere elementi di falsità nella rappresentazione dei fatti, il parere favorevole già espresso rischierebbe di essere ribaltato, trasformando la clemenza in un atto giuridicamente fragile.

I risvolti processuali e le implicazioni sulla pena alternativa

Minetti sta attualmente scontando una pena alternativa alla detenzione in Italia, potendo uscire e rientrare nel paese in base alle esigenze terapeutiche del figlio. La richiesta di grazia – avanzata proprio per alleggerire i vincoli legati alla sua posizione giudiziaria – si regge quindi interamente sul presupposto che l’adozione sia avvenuta in modo trasparente e che la donna non abbia tratto profitto da informazioni mendaci. La Procura generale di Milano, consapevole della delicatezza del caso, sta procedendo con tempismo: le verifiche all’estero dovranno chiarire una volta per tutte se la sentenza uruguaiana sia regolare e se la condotta di Minetti, nel silenziare o meno i propri precedenti, abbia condizionato l’affidamento del minore. I giudici italiani, nel frattempo, attendono gli esiti dei controlli prima di qualsiasi pronuncia definitiva sulla stabilità della grazia.

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