Spread btp-bund si assesta ai minimi storici, mercato premia l'Italia nonostante le fragilità
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Redazione Economia
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L'avvio delle contrattazioni odierno conferma una fase di eccezionale stabilità per i titoli di Stato italiani, con lo spread tra il Btp decennale e il Bund tedesco di pari durata che si attesta saldamente a 60 punti base, un livello che, come sottolineano gli analisti, non veniva osservato dal lontano 2009. Questo dato, immutato rispetto alla chiusura di ieri, si accompagna a un rendimento del Btp fermo al 3,46%, in uno scenario di generale tranquillità sui listini dopo le aste della settimana. La compressione del differenziale, che in questi primi scambi del 29 gennaio ha addirittura toccato fugacemente i 57 punti, appare sempre più strutturale, interrompendo quella fase di instabilità che aveva temporaneamente frenato il vigoroso rally discendente inaugurato nella seconda metà dello scorso anno.
Una discesa trainata dai flussi finanziari
L'ampio movimento di riscossa dei governativi dell'area euro, di cui il Btp è stato tra i protagonisti più evidenti, non è ascrivibile a un mutamento radicale dei fondamentali economici nazionali. Gli esperti, infatti, precisano che la stretta sui differenziali è chiaramente guidata dai forti flussi di capitali – i quali, com'è noto, ricercano rendimenti in un contesto globale di calo della volatilità e di appetite per il rischio – piuttosto che dal risultato di un miglioramento organico del merito creditizio del paese. Ciò nonostante, è innegabile che alcuni fattori abbiano contribuito a creare un terreno più fertile per questa riconquista di fiducia da parte degli investitori internazionali.
I fattori di resilienza dietro la performance
Sebbene permangano vulnerabilità, che è bene non dimenticare, la riduzione cumulata dei rischi nel settore bancario e il sensibile miglioramento del saldo con l'estero hanno reso il quadro macroeconomico italiano più solido e capace di assorbire shock. Questa maggiore resilienza, unita al contesto favorevole dei mercati, ha spinto molti a riconsiderare l'asset "Italia", alimentando la domanda per le sue obbligazioni. Le aste di fine gennaio, del resto, hanno fornito una prova tangibile di questo interesse, raccogliendo complessivamente 1,2 miliardi di euro attraverso l'emissione di Btp e Btp indicizzati all'inflazione europea, anche grazie al ricorso a operazioni supplementari che hanno soddisfatto la domanda residuale.
Il quadro generale e le prospettive di breve periodo
La dinamica osservata riavvicina l'Italia agli altri paesi dell'eurozona, in un allineamento che era mancato nei periodi di tensione. Il differenziale, ormai stabilmente sotto la soglia psicologica dei 60 punti, sembra aver trovato una nuova area di equilibrio, mentre i rendimenti offrono un compenso che gli operatori giudicano adeguato al rischio percepito. La stabilizzazione dei tassi globali, in uno scenario internazionale dove la presidenza degli Stati Uniti è tornata nelle mani di Donald Trump, rappresenta un ulteriore elemento di contesto che favorisce la ricerca di rendimento in aree considerate periferiche ma ormai stabilizzate, come dimostra la cronaca finanziaria di queste settimane.




