Stellantis, il mese di maggio è già un crocevia: possibile faccia a faccia tra Filosa e il governo sul destino degli stabilimenti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato, pur registrando un timido rialzo dei titoli Stellantis a Piazza Affari (intorno all’1% nella seduta del 21 aprile), sembra aver già spostato l’attenzione ben oltre i semplici indicatori finanziari. A catalizzare le attese degli analisti e degli addetti ai lavori è infatti una possibile, e politicamente delicatissima, interlocuzione diretta tra l’amministratore delegato del gruppo, Antonio Filosa, e i vertici dell'esecutivo italiano, con il ministro delle Imprese e del Made in Italy indicato come il principale destinatario di questo confronto. L’incontro, che secondo le indiscrezioni raccolte da MF-Milano Finanza potrebbe tenersi già nella prima decade del prossimo mese, arriverebbe in un contesto di scadenze ravvicinate, anticipando di fatto la presentazione ufficiale del nuovo piano industriale, fissata per il 21 maggio, ma senza che ciò costituisca una formale anticipazione dei contenuti, come precisato da una nota del gruppo.

La crisi silenziosa di Cassino e il nodo della sovraccapacità

Se il governo ha più volte ribadito la necessità di tutelare i livelli occupazionali e la capacità manifatturiera nazionale, la controparte industriale si trova costretta a gestire una sovraccapacità produttiva che, nell’attuale fase di transizione verso l’elettrico, rischia di diventare strutturale. Il dossier più caldo sul tavolo riguarda lo stabilimento di Cassino, il cui crollo produttivo nel primo trimestre del 2026 – con volumi fermi a quota 2.916 unità, segnando un arretramento del 37% rispetto all’anno precedente – fotografa una situazione di grave sofferenza operativa. Dietro a questo tracollo, spiegano i rapporti di settore, pesano i ritardi accumulati nella revisione della gamma Alfa Romeo, originariamente concepita su piattaforme esclusivamente elettriche e ora ripensata in chiave ibrida per adeguarsi a una domanda europea meno incline alla svolta full electric di quanto preventivato.

Parallelamente alle difficoltà logistiche, si staglia la strategia di razionalizzazione continentale che Filosa sta mettendo a punto. L’obiettivo dichiarato, a differenza di quanto avviene in Francia dove lo storico sito di Poissy si avvia a una riconversione totale entro il 2028, sarebbe quello di mantenere attiva la produzione automobilistica in tutti i siti italiani. Eppure, per raggiungere questo traguardo, l’unica strada percorribile sembra passare attraverso formule industriali nuove e, per certi versi, inesplorate per l’indotto nazionale.

La pista cinese e l’apertura del governo

A complicare ulteriormente lo scenario, alimentando non poche discussioni tra le sigle sindacali, è l’ipotesi concreta che per riempire i volumi persi si debba ricorrere a una partnership strutturale con gruppi automobilistici cinesi. Le indiscrezioni raccolte negli ultimi giorni indicano che Stellantis sarebbe in trattativa avanzata con Dongfeng Motor ration – storico partner del gruppo – o con altre realtà come Leapmotor, della quale il gruppo franco-italiano detiene già una quota strategica, per una condivisione (se non una vera e propria cessione, nei casi più estremi) di almeno quattro stabilimenti europei. In questo schema, Cassino sarebbe uno degli impianti su cui i manager cinesi avrebbero già effettuato sopralluoghi, insieme a Rennes e Madrid.

Se da un lato le sigle sindacali locali guardano con cautela a uno scenario che potrebbe stravolgere la mission produttiva dello stabilimento laziale, dall’altro il governo sembra aver assunto una linea marcatamente pragmatica. Le recenti dichiarazioni rilasciate dal ministro Urso a margine di un evento sulla Motor Valley a Bologna – in cui ha ribadito la piena apertura a investitori stranieri disposti a "scommettere sul nostro Paese" – sono state interpretate come un via libera, seppur condizionato alla salvaguardia dei posti di lavoro, a queste nuove configurazioni industriali. In sostanza, la prospettiva di vedere un costruttore cinese produrre all'interno di un ex sito Fiat non è più considerata una minaccia geopolitica, ma una potenziale ancora di salvezza per la continuità occupazionale.

Numeri in rosso e scivoli d’uscita

Il quadro diventa ancora più teso se si osservano le manovre che Stellantis sta già mettendo in atto sugli organici, in attesa di definire il quadro strategico generale. Contrariamente ai flebili segnali di ripresa delle immatricolazioni registrati a livello europeo, la razionalizzazione del personale procede senza sosta. Fonti sindacali confermano che è stato comunicato l’ennesimo intervento mirato sul fronte degli esuberi: nello stabilimento di Melfi, il gruppo ha annunciato la volontà di attivare un nuovo scivolo per incentivare l’uscita volontaria di 425 operai, una cifra che rappresenta circa il 10% della forza lavoro del sito lucano. Questa misura si somma alle oltre mille uscite già verificatesi dall’inizio dell’anno nei vari stabilimenti italiani, segno evidente che la leggera risalita dei volumi di produzione registrata nel primo trimestre non è sufficiente a saturare gli impianti né a garantire una piena occupazione.

Proprio su questi punti – la gestione degli esuberi strutturali, la garanzia di nuovi modelli da assegnare agli stabilimenti e l’entità della collaborazione con i partner cinesi – si giocherà quindi il faccia a faccia tra Filosa e il governo. Un incontro che, sebbene ufficialmente non finalizzato ad anticipare il piano di maggio, rappresenta inevitabilmente il banco di prova per verificare se l’asse Roma-Milano riuscirà a trovare un equilibrio tra la redditività azionaria imposta dai mercati (e dal momento difficile che il titolo sta vivendo) e la tenuta di un pezzo fondamentale del tessuto manifatturiero nazionale.

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