Il decreto Bollette fermo a Bruxelles: la bocciatura dell’Ue sulla sterilizzazione dell’Ets
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Redazione Esteri
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La partita del caro energia, che da mesi tiene banco nei palazzi romani tra un decreto e l’altro, ha incassato ieri una doccia fredda dalla Commissione europea. La comunicazione pubblicata dall’esecutivo comunitario – quella stessa che annuncia il nuovo quadro d’emergenza “AccelerateEu” per far fronte alla crisi di Hormuz – contiene una bocciatura netta della proposta italiana di sterilizzare, di fatto, il costo dei permessi di emissione. Il meccanismo su cui il governo aveva puntato, vale a dire l’azzeramento dell’impatto dell’Eu Ets sulla generazione elettrica da gas, si è infatti infranto contro i paletti stringenti posti da Bruxelles.
Per comprendere la portata della decisione, occorre ricordare che l’Ets (il mercato europeo delle quote di CO2) rappresenta il pilastro centrale della politica climatica dell’Unione; ogni tonnellata di anidride carbonica emessa ha un prezzo che grava sugli operatori energetici. L’idea italiana era quella di intervenire per neutralizzare questo costo nel segmento del gas, una sorta di “sterilizzazione” tecnica che avrebbe dovuto alleviare la bolletta di famiglie e imprese. Ebbene, la Commissione ha chiarito senza ambiguità che qualsiasi aiuto di Stato in deroga, per essere ammesso, deve rispettare tre condizioni fondamentali: essere temporaneo, non alterare l’architettura del mercato elettrico né gli scambi transfrontalieri, e – e qui casca l’asino – preservare integralmente tutti gli obblighi e gli incentivi legati all’Ets.
L’ombra del conflitto e la strategia europea su energia e trasporti
L’instabilità geopolitica, che si è acuita con le ultime tensioni in Medio Oriente, ha spinto la Commissione a varare un nuovo scudo temporaneo valido fino alla fine del 2026. Lo strumento, chiamato METSAF (Quadro temporaneo di aiuti di Stato per la crisi in Medio Oriente), permette agli Stati membri di compensare fino al 70% dei rincari straordinari di carburante, energia e fertilizzanti. A beneficiarne, secondo il disegno di Bruxelles, saranno principalmente agricoltura, pesca, trasporti e le cosiddette industrie energivore, quelle cioè a più alto consumo di elettricità e gas.
Nell’architettura del provvedimento, che rientra nel più ampio “Clean Industrial Deal”, sono previsti rimborsi semplificati e una procedura accelerata per approvare gli aiuti nazionali. Ma nessuna di queste flessibilità, va notato, scalfisce il principio cardine della carbon tax implicita dell’Ets. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, intervenendo alla plenaria di Strasburgo, ha fornito il dato che fotografa l’emergenza: “In soli 60 giorni di conflitto, la nostra spesa per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro, senza che ciò abbia comportato un solo kilowattora di energia in più”. Una cifra che restituisce la dimensione della morsa.
La strada sbarrata per il governo italiano
La bocciatura di Bruxelles non lascia spazio a interpretazioni alternative: lo schema pensato da Roma per il settore elettrico a gas non supera l’esame. Perché l’esecutivo comunitario, pur concedendo aiuti emergenziali straordinari, ha blindato il meccanismo Ets come un vincolo non negoziabile. Ogni intervento nazionale, anche quelli giustificati dalla crisi di Hormuz, deve mantenere “tutti gli obblighi e gli incentivi” legati al mercato delle quote. Tradotto in termini pratici: non si può sganciare il prezzo del gas dalla CO2, neppure temporaneamente, se questo altera il segnale di prezzo sul quale Bruxelles intende costruire la transizione.
Il decreto Bollette, dunque, dovrà fare a meno di quella leva. Restano sul tavolo altre misure – come la riduzione degli oneri di sistema o interventi mirati sulle imprese energivore – ma l’idea di una sterilizzazione strutturale del costo Ets è tramontata. La Commissione, con la sua comunicazione, ha voluto tracciare un confine chiaro: la solidarietà energetica di fronte ai rincari geopolitici non può trasformarsi in un cavallo di Troia che smantella le regole del mercato unico dell’energia.
Dettagli operativi del nuovo quadro METSAF
Il meccanismo approvato da Bruxelles prevede che i governi possano coprire, con aiuti di Stato, fino al 70% dei costi extra dovuti all’impennata dei prezzi. L’ambito di applicazione è circoscritto a quattro comparti: agricoltura, pesca, trasporti e industrie energivore. Per questi ultimi, in particolare, è stata prevista una corsia preferenziale nei rimborsi, nell’ottica di evitare delocalizzazioni produttive durante la fase acuta della crisi. Il quadro resterà in vigore fino al 31 dicembre 2026, con una clausola di revisione periodica legata all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente.
Nessuna concessione, invece, per il comparto elettrico generalista: chi produce energia da gas, anche in contesti di emergenza, resta pienamente esposto al prezzo dell’Ets. È questa, nella sostanza, la differenza tra l’approccio italiano (sterilizzare) e quello europeo (compensare a valle, senza toccare il meccanismo upstream). Una divergenza che, almeno per ora, vede vincitrice la linea di Bruxelles. E che costringe il governo a rivedere le proprie coperture finanziarie per il decreto Bollette, già annunciato con enfasi nei giorni scorsi.




