Napoli, il sangue di Gaza e il silenzio tra Fico e De Luca
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Redazione Interno
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Nella solennità del miracolo di san Gennaro, il duomo di Napoli ha ospitato, accanto al rito ancestrale, un drammatico grido di dolore per il conflitto mediorientale. L’arcivescovo cardinale Domenico Battaglia, visibilmente commosso, ha pronunciato un’omelia di forte impatto, nella quale ha idealmente accostato il sangue del santo patrono a quello delle vittime innocenti di Gaza. «Se potessi, raccoglierei in un’ampolla il sangue di ogni vittima — bambini, donne, uomini di ogni popolo — e lo esporrei qui», ha dichiarato con un tono che ha scosso l’assemblea, sottolineando come quel sangue «è un linguaggio che tutti capiamo e che chiede conto a tutti».
L’atto penitenziale, per l’occasione sostituito da un videomessaggio del parroco di Gaza padre Gabriel Romanelli, è stato più volte interrotto da applausi prolungati e commossi dei fedeli, i quali hanno così manifestato un’adesione palpabile alle parole del porporato. Battaglia, proseguendo, ha aggiunto che una spesa militare che supera gli investimenti in scuola e sanità rappresenta nientemeno che un «suicidio collettivo», denunciando così, senza mezzi termini, le priorità distortе dei governi.
In quello stesso scenario, però, un altro silenzio, ben più terreno e politico, ha attirato l’attenzione: quello tra il governatore uscente Vincenzo De Luca e il suo potenziale successore, Roberto Fico. Entrambi presenti in cattedrale per la cerimonia, hanno mantenuto un distacco fisico eloquente, evitando qualsiasi gesto di interazione, nemmeno un formale saluto. Una distanza che è apparsa a molti come la cifra perfetta di un gelo politico ormai cristallizzato, che neppure la simbolica liquefazione del sangue del santo è riuscita a scaldare.




