Video rubati da case e negozi: come gli hacker violano la privacy attraverso le webcam
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Redazione Interno
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Migliaia di filmati, sottratti illegalmente da telecamere di sicurezza private collocate in abitazioni, studi medici e centri estetici, sono stati commercializzati su una piattaforma web accessibile attraverso i comuni motori di ricerca. Le riprese, che immortalavano ignari soggetti in momenti più o meno intimi della loro vita quotidiana, venivano offerte dietro un pagamento, esponendo le vittime a una gravissima violazione della loro sfera privata. L’esistenza di questo sistema, emersa grazie all’inchiesta portata avanti da Yarix, il centro di competenza per la cybersecurity del gruppo Var di Treviso, ha riacceso i riflettori sui pericoli legati alla sicurezza informatica dei dispositivi connessi.
L’intera vicenda, che ha toccato il suo apice mediatico con il caso che ha coinvolto il presentatore Stefano De Martino e la compagna Caroline Tronelli, spiati all’interno della propria abitazione, dimostra con chiarezza quanto sia vulnerabile un sistema di videosorveglianza non adeguatamente protetto. Gli hacker, sfruttando credenziali di accesso deboli o vulnerabilità software note, possono violare con relativa facilità non solo telecamere dedicate alla sicurezza, ma anche una vasta gamma di oggetti connessi, i quali, se compromessi, si trasformano in occhi elettronici indiscreti.
La minaccia, infatti, non si limita ai soli impianti di sorveglianza tradizionali. Gli esperti avvertono che qualsiasi dispositivo dotato di una fotocamera e collegato a internet – dagli aspirapolvere robotici agli spazzolini elettrici di ultima generazione – può potenzialmente divenire un strumento di sorveglianza illegale se violato da malintenzionati. Questa proliferazione di sensori, unita a una scarsa cultura della sicurezza informatica da parte degli utenti finali, crea un terreno fertile per attività criminali di questo tipo.




